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Ecco tutti gli aumenti dei conti correnti

Le banche? «In evoluzione competitiva», ma i conti correnti continuano a essere troppo cari: soprattutto nei grandi istituti, dove si concentra il 70% dei depositi, e soprattutto per le operazioni allo sportello. C’è spazio per abbassare le spese di 180 euro all’anno, a patto che i cittadini vengono informati di più. Pesano ancora le commissioni: un bonifico in filiale verso l’Italia si può pagare fino a 6,8 euro, l’addebito della rata del mutuo 3, il prelievo di contante allo sportello 3,5, quello al Bancomat su altra banca addirittura 5,8 per le famiglie con operatività elevata (altrimenti 2,3). Inoltre ci vuole ancora troppo tempo, fino a 37 giorni, per chiudere un deposito e aprirne un altro. E «vanno scissi i legami fra conti correnti e altri prodotti» (spesso il conto rimane il traino per finanziamenti e relative polizze).
Lo dice l’Antitrust, che ieri ha comunicato i risultati della sua indagine conoscitiva sui conti correnti, la seconda dopo il 2007. L’Autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella ha preso in esame 52 banche e 14.500 sportelli (rappresentativi del 44% delle filiali in Italia) e ha valutato la variazione dell’Isc (l’Indicatore sintetico di costo annuo) fra il 2007 e il 2012. L’indagine rivela in sostanza che: a) nell’ultimo anno (2012 su 2011) il costo dei conti correnti è salito in media del 4,8%, cioè più dell’inflazione, che era al 3%; b) questo rincaro è ripartito diversamente fra i clienti: +9% i pensionati con operatività bancaria media (i più colpiti), +8% sia le famiglie con operatività bancaria elevata sia quelle che usano poco la banca, +7% le famiglie con operatività media e +3% i giovani. Gli unici per i quali il costo è sceso sono i pensionati poco attivi in banca (-6%); c) infine, l’anno scorso c’è stata la svolta al rialzo, perché nell’intero arco dei cinque anni il costo dei conti correnti risultava in discesa del 2,5%. E però, comunque, «una sostanziale riduzione c’è stata solo per i giovani (-19%), per gli altri clienti è stata meno rilevante» (fra il -0,1% e il -3,6%)». Il prezzo annuo massimo di un conto nel 2012 ha toccato i 119,41 euro (famiglie con operatività elevata), dice la ricerca: ma nella realtà può essere più alto perché l’Isc è solo indicativo e non contiene, per esempio, i costi dello scoperto. Con i conti online si risparmia, è confermato, anche se un po’ meno di prima: «In media il 30%».
«Negli ultimi anni il prezzo del conto corrente in Italia ha registrato una progressiva riduzione, attestandosi su circa 100 euro», replica l’Abi, che sottolinea «l’elevato tenore competitivo di questo mercato» e ricorda che l’ultima indagine della Banca d’Italia ha indicato un calo dei costi del 6% nel 2010-2012 (ma il panel è disomogeneo con l’Antitrust). «Si è assistito, sotto alcuni profili, a un’evoluzione più competitiva del settore — concede il Garante —. Tuttavia, varie analisi e diverse denunce mostrano il permanere di problematiche che creano difficoltà». Il Codacons invita il governo a «prendere posizione».

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