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Ecco le priorità di imprese e professionisti

di Andrea Curiat, Giovanni Parente e Serena Riselli

La speranza, si sa, è l'ultima a morire. Di speranza categorie e professionisti ne hanno avuta e ne hanno ancora tanta: il decreto per le semplificazioni fiscali che il Governo si prepara a varare può essere l'occasione buona per mettere mano a complessità e strozzature del sistema tributario italiano. Come? Il Sole 24 Ore ha raccolto le loro proposte: alcune sono a costo zero e subito realizzabili, altre richiedono più tempo e una revisione attenta delle sovrapposizioni di norme che si sono succedute negli anni. Il filo conduttore, comunque, è la richiesta di una maggiore certezza (e anche chiarezza) delle norme. Gli operatori economici segnalano la difficoltà di confrontarsi ogni giorno con norme in continuo mutamento, che si rivelano un fattore ulteriormente penalizzante in un contesto di crisi. Meglio allora riordinare le disposizioni ed eliminare quelle superflue. Ma questo è un percorso da avviare e da realizzare nel medio-lungo periodo. Intanto, però, si potrebbero circoscrivere fin da subito i confini di quali comportamenti siano elusivi, per mettere un punto fermo sull'abuso del diritto che sta diventando sempre di più una spada di Damocle per molte imprese e gli esperti che le assistono.
La parola chiave delle semplificazioni (attese) sembra essere, però, «sfoltimento». A cominciare dai regimi contabili semplificati. Se ne contano cinque e dal 2013 ne arriverà anche un altro (quello «premiale» per chi accetterà di inviare tutte le fatture online alle Entrate). La proposta? Accorparli e ripensarne i meccanismi. Assolutamente da rivedere il sistema delle comunicazioni al fisco, aumentate notevolmente negli ultimi anni per garantire sempre più informazioni nel contrasto all'evasione fiscale. Nel mirino ci sono soprattutto gli obblighi di informazioni sugli scambi con i Paesi black list, gli Intrastat (gli elenchi cessioni e acquisti di beni e servizi nell'Unione europea) e lo spesometro. Qui semplificare non costa molto, anche perché il rischio di duplicazione nella richiesta dei dati è molto più di una semplice probabilità.
Proprio la crisi gioca un ruolo tutt'altro che secondario nelle semplificazioni richieste. L'Iva per cassa (vale a dire versata solo nel momento in cui si incassano i pagamenti per i beni venduti o i servizi effettuati) può aiutare le imprese che soffrono di scarsa liquidità. Allo stesso tempo c'è anche la richiesta di aggiornare il meccanismo per dedurre le perdite sui crediti vantati.

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