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Ecco l’agenda politica dei legali per il nuovo governo

Riforma fiscale per alleggerire la pressione sui redditi di impresa, cambiare la legge Fornero per rendere più flessibile il mercato del lavoro. E ancora: defiscalizzazione per i reinvestimenti industriali mirati alla creazione di posti di lavoro, deducibilità dei costi delle attività professionali per combattere l’evasione, strumenti di agevolazione fiscale per le pmi che si aggregano.

È l’agenda degli avvocati d’affari, che, interpellati da AvvocatiOggi alla vigilia delle elezioni politica, dettano al prossimo parlamento e alla prossima squadra di governo le riforme nei settori chiave per il rilancio dell’economia.

Dal fisco, al lavoro, all’energy, infatti, sono proprio gli studi legali che seguono imprese, multinazionali e investitori esteri ad avere più di tutti il polso della attuale situazione normativa e degli strumenti necessari per abbattere la burocrazia e attrarre capitali stranieri. Vediamo come.

Le tre priorità economiche: fisco, lavoro, investimenti

Secondo Carlo Galli di Clifford Chance è necessaria, in materia fiscale, «una riforma dell’Irap per eliminare gli effetti distorsivi sulle imprese, e una rimodulazione dell’Ires, mettendo ordine nella giungla di incentivi e riportando determinazione della base imponibile e aliquota in linea con gli altri paesi europei». «Sono necessarie misure che aiutino il risanamento delle imprese e soprattutto la rapida uscita dal sistema produttivo di quelle non risanabili», continua Galli, «le imprese tenute in vita artificialmente distruggono risorse utili per la crescita delle aziende con maggiore potenziale e del sistema economico nel suo complesso. È necessario uno sforzo normativo di sistema, in ambito legale, fiscale e fallimentare».

Davide Sportelli, di Simmons & Simmons, si concentra invece sul tema del lavoro. «Servono interventi sulla legge Fornero al fine di rendere davvero più flessibile il mercato del lavoro.

L’attuale testo, frutto di una mediazione politica che ha lasciato tutti scontenti, è ancora influenzato da antichi retaggi culturali che devono necessariamente essere superati in un’ottica di sviluppo». Secondo Sportelli occorrerebbe poi «avere il coraggio di portare fino in fondo quelle riforme che erano state inserite nel primo testo della legge Fornero. In particolare, occorrerebbe abolire definitivamente l’ipotesi di reintegra almeno per i licenziamenti di tipo economico. Andrebbe inoltre modificata radicalmente la legge in tema di licenziamento collettivo, semplificando la procedura e introducendo la possibilità di identificare nominativamente il personale in esubero. Occorrerebbe inoltre dare più certezza alle previsioni normative esistenti, eliminando l’ambiguità di quasi tutte le norme che contraddistinguono la materia del diritto del lavoro, ambiguità che si riflette inevitabilmente in una maggior discrezionalità dei giudici».

Secondo l’«agenda» di R&P Legal, spiega Riccardo Rossotto, serve invece «studiare un sistema organico di defiscalizzazione per i reinvestimenti industriali mirati alla creazione di posti di lavoro, completare e rendere esecutive le conclusioni dei lavori delle commissioni Bondi sulla spending review e Giavazzi sui contributi alla ricerca.

Ancora, dotare di fondi la nuova normativa sulle start-up ai giovani, con regolamenti esecutivi che favoriscano la costituzione e gestione di incubatori di impresa, anche attraverso la leva fiscale».

A parere di Luca Arnaboldi, di Carnelutti studio legale associato, il prossimo governo non può prescindere da una «riforma fiscale al fine di alleggerire la pressione soprattutto sui redditi d’impresa e di lavoro e trasferirne gli oneri sui patrimoni di una certa consistenza, dal taglio del debito mediante valorizzazione e cessione di asset dello stato, dal taglio della spesa pubblica corrente, in particolare efficientamento della spesa sanitaria e di quella burocratica, infine da una riforma dei sistemi processuali, in particolare civili, e da un investimento nell’efficientamento della macchina della giustizia, soprattutto quella dedita alla protezione delle attività imprenditoriali e commerciali».

Franco Casarano di Ls Lexjus Sinacta si concentra sulle pmi. «Il sistema produttivo del paese è retto dalle micro-piccole-medie imprese, la cui crescita, anche in chiave di internazionalizzazione, è strettamente collegata al superamento dei propri limiti dimensionali. Una delle scelte più intelligenti dei precedenti governi è stata quella di facilitare processi di aggregazione, mediante lo strumento dei contratti di rete. Con il 2012 è venuto meno il regime fiscale agevolativo previsto per le imprese che si mettono in rete e, tenuto conto del successo che tale strumento ha avuto, riterrei prioritario un intervento normativo che sostenga questo processo di aggregazione e di sviluppo».

Attrarre gli investimenti dall’estero

Per attirare nuovi capitali dall’estero, invece, secondo Mario Tonucci, di Tonucci & partner, il nuovo governo dovrebbe «dare certezze agli investitori esteri. Occorre creare una task force che riunisca tutte le compenti Autorità che deliberino unitariamente con celerità sulle richieste pervenute senza costringere gli imprenditori “al giro delle sette chiese”. Non devono più aversi attese di anni per un rigassificatore oppure per localizzare un centro commerciale».

A parere di Oscar Podda di Nunziante Magrone «sarebbe opportuno semplicemente abolire la cosiddetta tutela reale ex art. 18 Statuto dei lavoratori, con però un ripensamento complessivo della “flexsecurity”. Ma soprattutto bisognerebbe ridurre gli oneri contributivi e le imposte, che costituiscono il “costo” dell’impresa per stare in Italia: certamente bisognerebbe andare a toccare l’Irap». Infine, secondo Anna Romano, di Satta Romano & associati, il nuovo governo dovrà intraprendere «un’opera di semplificazione sostanziale e non meramente procedimentale. Occorre non solo alleggerire gli oneri burocratici per imprese e cittadini ma anche, e soprattutto, razionalizzare regole e procedure della decisione amministrativa. Solo riforme che vanno in questo senso, infatti, possono alimentare la fiducia di imprese e investitori nel sistema Italia».

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