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Ecco la compliance preventiva

L’Agenzia delle entrate metterà a disposizione del contribuente o del suo intermediario, le informazioni in suo possesso relative ai ricavi o compensi, ai redditi, al valore della produzione e al volume d’affari allo stesso imputabile nonché agli oneri deducibili e alle detrazioni spettanti e così via. Non sarà proprio una sorta di dichiarazione precompilata, come quella che dovrebbe debuttare dall’anno prossimo a favore dei contribuenti soggetti al modello 730, ma un primo passo verso un qualcosa di assolutamente simile.

Anche la strategia della lotta all’evasione prova dunque a cambiare verso. Anziché cercare di scovare e reprimere a posteriori fenomeni evasivi già realizzati, l’amministrazione finanziaria prova a impedirne la stessa nascita agendo in anticipo rispetto agli adempimenti e alle scadenze fiscali. È questo, in estrema sintesi, l’ambizioso cambio di direttrice strategica nella lotta all’evasione fiscale che la bozza di manovra finanziaria per il 2015 disciplina sotto la dicitura di «adempimento volontario».

L’idea è dunque questa: prima della scadenza per la dichiarazione annuale dei redditi il fisco renderà disponibili al contribuente tutti i dati in suo possesso, relativi non solo agli elementi e componenti attivi del suo reddito ma anche in ordine alle detrazioni o alle deduzioni spettanti e via discorrendo.

Questo insieme di informazioni potranno derivare sia da acquisizioni dirette da parte della stessa Agenzia delle entrate, sia da acquisizione presso soggetti terzi. Il fulcro delle informazioni saranno ovviamente le banche dati dell’anagrafe tributaria, appositamente implementate e rivisitate allo scopo.

Si tratta, a ben vedere, di una sorta di compliance preventiva con la quale l’amministrazione finanziaria spera di indurre il contribuente verso comportamenti virtuosi, finalizzati all’assolvimento degli obblighi tributari e all’emersione delle basi imponibili.

È abbastanza elementare rendersi infatti conto che se il contribuente ha avuto contezza del fatto che l’Agenzia delle entrate è a conoscenza di alcuni suoi redditi o ricavi percepiti nel corso del periodo d’imposta oggetto di dichiarazione, ben difficilmente penserà di non dichiararli in tutto o in parte.

Nelle intenzioni della legge di stabilità 2015 c’è anche la creazione di una sorta di canale aperto fra il fisco ed il contribuente in ordine ai dati utili ai fini della dichiarazione dei redditi o degli altri adempimenti fiscali. Si prevede infatti che nell’ipotesi in cui alcuni elementi, fatti o circostanze relativi al contribuente non siano in possesso del fisco, possa avvenire anche l’operazione inversa a quella sopra descritta, ovvero che sia lo stesso contribuente a segnalare tali informazioni all’Agenzia delle entrate.

Una tale possibilità potrebbe suscitare l’interesse del contribuente qualora nei dati messi a sua disposizione non risultino presenti, ad esempio, delle ritenute d’acconto subite o dei crediti d’imposta comunque spettanti.

Allo stesso modo il contribuente potrebbe essere interessato a interagire preventivamente con l’Agenzia delle entrate in ordine ai beni dallo stesso acquistati o posseduti. Per questi ultimi infatti qualora il fisco segnalasse elementi non rispondenti al vero è ovvio che il contribuente avrebbe tutto l’interesse a ripristinare la reale situazione al preciso di evitare spiacevoli sorprese soprattutto nell’ambito dell’accertamento sintetico di seconda generazione (cosiddetto redditometro 2.0). Tornando alle caratteristiche operative di tali nuove metodologie di contrasto all’evasione è bene precisare che la stessa legge di stabilità 2015 prevede tutta una serie di successivi provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate che dovranno individuare sia le modalità con le quali gli elementi e le informazioni sopra ricordate verranno messe a disposizione dei contribuenti, sia le modalità di comunicazione tra quest’ultimo e l’amministrazione finanziaria.

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