Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ecco il documento Ubs sull’aumento Camfin

Un «giudizio» supportato «da alcune considerazioni». È questo il tenore della lettera su carta intestata Ubs che la famiglia Malacalza ha presentato al board di Camfin il 10 agosto scorso e che successivamente ha voluto allegare agli atti dell’assemblea Gpi del 5 ottobre. La missiva, che «non pone a carico di Ubs alcun obbligo o dovere ed è fornita esclusivamente per informazione del consiglio di amministrazione della Malacalza Investimenti», è stata redatta sulla base di «informazioni pubbliche». Che avrebbero consentito a Ubs di formulare alcuni rilievi. In particolare, si tratta di sei osservazioni. La prima definisce la struttura di capitale di Camfin come «relativamente aggressiva sotto il profilo debitorio», quindi, visto il generale contesto economico, Ubs si chiede se questo non possa «intaccare» la capacità di Pirelli di «distribuire un ammontare di dividendi che consenta poi a Camfin di adempiere con serenità alle proprie obbligazioni finanziarie». Al punto tre e quattro la banca sottolinea poi che vista l’esposizione della holding, questa difficilmente potrà effettuare «nuovi investimenti» e di conseguenza continuerà ad avere un portafoglio «concentrato» su Pirelli. Ammettendo che ciò possa andar bene a tutti i soci, Ubs precisa che «l’integrità del portafoglio potrebbe essere messa a repentaglio da eventuali pegni oppure garanzie rilasciate al fine di emettere nuovi strumenti di debito». In aggiunta, per Ubs «se la Linea A fosse rifinanziata con nuovo debito, piuttosto che rimborsata, Camfin continuerebbe a destinare una parte dei dividendi ricevuti da Pirelli al servizio di tale debito e non sarebbe dunque nella condizione di supportare le società da essa partecipate in situazioni impreviste». Infine, «il rifinanziamento della Linea A con nuovo debito, renderebbe più complessa la situazione relativa alla Linea B, quando questa andrà in scadenza tra il 2014 e il 2015». In virtù di queste «considerazioni» Ubs si dice fiduciosa che «un aumento di capitale fino a 150 milioni con il supporto finanziario dei principali azionisti Camfin sarebbe supportato dal mercato». E la banca sarebbe «lieta di studiare» assieme alla holding «il miglior approccio al mercato» ed anche pronta a sostenere «l’aumento di capitale in opzione sottoscrivendone una parte».
Il rappresentante dei Malacalza sarebbe intervenuto all’assemblea di Gpi brandendo questo lettera e mettendo in fila altre sei ragioni, a suo tempo rese pubbliche dagli imprenditori di Genova, per cui non valeva la pena emettere un convertibile, peraltro ormai già piazzato e assorbito dal mercato, mentre era indispensabile una ricapitalizzazione più rotonda in Gpi. Considerato che, secondo loro, Gpi dovrebbe azzerare il debito, complice il fatto che «Camfin è una holding indebitata che non rispetta i target di indebitamento per oltre 130 milioni di euro». L’esito della votazione, come è noto, ha dato ragione a Marco Tronchetti Provera. La cassaforte ha varato un aumento di capitale da 45 milioni anziché i 110 milioni proposti dai Malacalza. Due dei quali, peraltro, in sede di consiglio Gpi il 5 settembre avevano votato a favore della ripatrimonializzazione da 45 milioni. Mentre emerge il contenuto della lettera di Ubs, rimane ancora sotto riserbo il parere tecnico dei professori Buttignon, Caprio e Reboa che supporterebbe l’ipotesi di aumento di capitale avanzata dai Malacalza. Un parere mai mostrato al board di Camfin.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa