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Ecco il baratto di servizi online per reagire al credit crunch

L’ultima novità è targata Crevit. Una piattaforma per mettere in contatto tra loro le aziende e i privati affinché possano scambiarsi beni e servizi in una valuta differente rispetto all’euro (appunto, il crevit, che ha valore convenzionale di un euro). È l’ultima frontiera del barter online, che combina la tradizione del vecchio baratto, con le potenzialità del Web.

Un fenomeno che nasce in risposta al persistere del credit crunch, offrendo una strada alternativa al finanziamento in banca. Di fatto mette a disposizione di aziende ed esercenti dei buoni spesa virtuali emessi e accettati dagli utenti titolari di Conto Crevit.

Al di là dei confini imprenditoriali. L’obiettivo dell’iniziativa è superare i limiti strutturali che finora hanno limitato il decollo del baratto online in Italia, puntando su quattro leve. «Nel circuito di barter è centrale la figura del trader, che in realtà costituisce il principale motivo di malfunzionamento», esordisce Marco Melega, ceo e founder di Crevit. «Si tratta, infatti, di un dipendente, che osserva i normali orari di lavoro, va in ferie e può gestire un numero di transazioni limitate, oltre a rappresentare un costo, che si scarica sulle transazioni». Il secondo nodo che tradizionalmente si presenta è relativo alla presenza di moneta limitata, dato che nei circuiti tradizionali è necessario attraversare una fase istruttoria per la delibera di un affidamento commerciale. «Per consentire agli associati di comprare prima di aver realizzato vendite in compensazione contabile, i circuiti devono potersi tutelare da eventuali posizioni di default limitando gli affidamenti commerciali a quanto, in base al singolo merito creditizio, deliberano le assicurazioni del credito», aggiunge. Ricordando che l’istruttoria può durare anche 20 giorni. In terzo luogo va considerata la natura b2b di molte piattaforme e l’aspetto delle garanzie.

«Nessuna garanzia di fatturato viene erogata dal circuito», prosegue Melega. «Quindi un’azienda, per aderire e beneficiare di acquisti in compensazione contabile, deve sostenere oneri associativi».

In questo caso, invece, non c’è la regolamentazione di un sistema di credito. L’emissione dei Crevit è a opera degli utenti convenzionati, in base al proprio potenziale inespresso. Il motore del circuito è rappresentato dal Fido, una procedura informatica e contabile attraverso la quale Crevit Italia srl anticipa per conto di tutti gli utenti convenzionati una certa disponibilità di moneta complementare per consentire un immediato potere d’acquisto all’utente convenzionato che ne fa richiesta. Il fido viene erogato verificando il potenziale inespresso dell’attività dell’utente attraverso l’analisi di determinati parametri presenti sui relativi bilanci, la categoria merceologica, il numero di risorse, l’anzianità dell’attività, l’andamento prospettico, la location, un’analisi dell’appetibilità secondo la richiesta già presente nel circuito, nonché l’affidabilità secondo l’assenza di pregiudizievoli e insolvenze estese. Il risultato viene elaborato nel Rating Crevit, che consente o meno l’erogazione dei crevit richiesti.

Quanto ai costi, sono previsti due canali: la Commissione Go!, addebitata all’utente convenzionato che richiede una disponibilità in moneta complementare prima di aver realizzato vendite ovvero un fido che consente anche acquisti senza denaro. La commissione è pari al 5%+Iva dell’importo del fido richiesto; la Commissione Goal! viene invece addebitata al raggiungimento di risultati in termini di vendite ed è pari al 2%+Iva di ogni accredito ottenuto dall’utente sul proprio conto.

Le piattaforme per il business. Il baratto online sta conoscendo una forte crescita soprattutto a causa della persistente stretta creditizia che sta colpendo il nostro Paese. A breve dovrebbe partire il «bazooka» della Bce, che legherà le concessioni di prestiti a tassi agevolati alle banche, all’impegno che queste ultime impieghino le somme ricevute a sostegno dell’economia reale. Ma verosimilmente non ci sarà un cambio radicale di scenario a breve.

Le piattaforme più diffuse per il business sono accomunate dal fatto che le aziende e i professionisti si iscrivono al circuito pagando una commissione annua (in euro), dopo di che vanno alla ricerca dei servizi e prodotti offerti da altri membri del network. Quando la ricerca di un’azienda si incrocia con i prodotti offerti da un altro operatore economico, può concretizzarsi lo scambio, con il gestore del network che solitamente guadagna dalle commissioni applicate sugli scambi.

Un meccanismo che consente di non dipendere dal canale bancario, offrendo alle imprese la possibilità di allocare al meglio i flussi cassa prodotti, ottimizzando così la gestione del magazzino. Ma non è detto che lo scambio avvenga necessariamente tra due soggetti: se chi vende non trova interessante l’offerta del compratore può accettare in cambio la moneta complementare scelta dal network, con la quale acquistare presso altri membri della rete. Solo Italia sono attive almeno una decina di iniziative di questo tipo.

Liquidare gli stock. Nel caso di Cambiomerci.com, una volta chiesta l’adesione e completato il proprio profilo, è possibile navigare tra le offerte disponibili, che spaziano in tutti i settori merceologici: dal trasloco chiavi in mano alle campagne di comunicazione sul Web, dalla realizzazione di abiti sartoriali alla fornitura di stampanti da ufficio. Chi acquista, riceve un addebito in crediti (comprensivo di una provvigione a beneficio dei gestori della piattaforma), mentre in caso di vendita si riceve un estratto conto dei crediti spendibili all’interno del circuito. Con questo servizio, oltre ad ampliare il proprio raggio di azione nel mercato, è possibile liquidare i propri stock di magazzino, riducendo così i costi d’esercizio dell’attività economica. Il sistema di baratto è aperto, oltre che allo scambio di beni, anche alla fornitura di servizi.

Che il settore abbia un potenziale importante ancora inespresso è confermato dall’interesse mostrato dagli investitori istituzionali. Nelle scorse settimane 56Cub, venture incubator di start up digitali nato all’interno di Digital Magics, ha acquisito una quota del 12% di Cambiomerci.com. Fondi che serviranno a sviluppare ulteriormente la piattaforma. Secondo le stime Irta (International Reciprocal Trade Association), associazione che riunisce i principali attori mondiali del Barter, ogni anno le piattaforme di baratto online sviluppano nel loro insieme fra i 12 e i 14 miliardi di transazioni.

In questo ambito rientra anche BexB, un network con 2.700 imprese attive nel territorio nazionale, all’interno del quale le aziende associate comprano e vendono beni e servizi di 160 categorie merceologiche con il meccanismo dello scambio multilaterale: l’acquisto effettuato dall’azienda A dal fornitore B viene ripagato dalla stessa azienda fornendo alle aziende C o D, che di norma non coincidono mai con il fornitore originario B.

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