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«Ecco i progetti Cdp per la rete Telecom»

Franco Bassanini non si sbilancia su tempi ed esito della trattativa con Telecom sulla rete. «C’è un impegno alla riservatezza», ricorda il presidente della Cdp, con ciò confermando implicitamente che i negoziati con il gruppo presieduto da Franco Bernabè continuano. La Cassa depositi e prestiti, tramite lo strumento del suo Fondo strategico, ha in mente un intervento – è l’ipotesi su cui si è confrontata in questi mesi – a sostegno dello sviluppo della rete di nuova generazione, un’infrastruttura utile per la modernizzazione del Paese che, per non disperdere gli sforzi, merita di essere unica.
Per questo Bassanini ritiene che nella newco nella quale potrebbe essere scorporata la rete d’accesso della Telecom debbano essere conferite anche le altre infrastrutture in fibra ottica già esistenti: «Metroweb, che ha appena rilevato le reti locali di Bergamo, Brescia e Genova; qualcosa ha Fastweb, che dovrebbe decidere che fare, e poi ci sono le reti di qualche municipalizzata, che potrebbero essere comprate, dando così una mano ai bilanci degli enti locali». Nella nuova società Cdp «che è uno dei pochi investitori di lungo termine» apporterebbe i capitali per accelerare gli investimenti per la banda ultralarga, con l’idea di poter coinvolgere nel progetto anche «altri investitori di lungo termine». Non il “condominio litigioso” – il rischio che Bernabè aveva paventato ai tempi del tavolo Romani – con la cogestione della rete da parte di altri operatori-concorrenti, che non hanno asset idonei da conferire alla rete d’accesso: le eventuali parti in fibra ottica prima della cabina non rientrano nel perimetro dell’ipotetica newco. In questo contesto, precisa Bassanini per chiarire un’affermazione che si è prestata a equivoci, «non è rilevante quale sarà la quota di Telecom nel capitale della newco, che potrà essere anche di larghissima maggioranza. Dal momento che la rete è un asset fondamentale sottostante al suo debito, occorre trovare un punto di equilibrio in grado di contemperare l’interesse vitale di Telecom e l’esigenza di investire nella rete». «Ma l’importante è che con questa soluzione si garantisca non solo l’equivalence of output, bensì anche l’equivalence of input, cioè l’assoluta parità di trattamento tra tutti gli operatori». Parità di trattamento che poi è il presupposto per poter ottenere i benefici regolamentari prospettati dalla Ue, prossima all’emanazione di una raccomandazione in materia.
Telecom però si è mantenuta ancora le mani libere. Il consiglio del 6 dicembre ha riconfermato il mandato al management a trattare con la Cdp per l’ipotesi dello scorporo della rete. Ma l’obiettivo regolamentare potrebbe essere raggiunto anche con la separazione funzionale che, come nel caso della britannica Open Reach, garantisca il meccanismo anti-discriminatorio dell’equivalence of input. In prospettiva l’ex monopolista delle tlc tricolori potrebbe avere un problema di azionariato, nel senso che la compagine Telco è ormai da considerare quasi interamente finanziaria, includendo nella definizione anche Telefonica che non naviga in ottime acque e ha appena svalutato le il valore delle sinergie industriali con Telecom. Come finanziari sono gli altri soci – Generali, Mediobanca e Intesa-Sanpaolo – e come tali per definizione “a termine”. Cdp però finora non ha considerato l’ipotesi di contribuire alla stabilità dell’azionariato del gruppo, investendo direttamente nel capitale di Telecom, e non solo perchè al momento ne mancano i presupposti. L’aspettativa di Bassanini è quella di investire in una “struttura neutrale” pro-competitiva come sarebbe la rete d’accesso scorporata. In quest’ottica diverso sarebbe invece il caso di un investimento diretto in Telecom, un’ipotesi che pure non sarebbe esclusa dallo statuto del Fondo strategico, perchè potrebbe esporsi alle critiche degli altri operatori per un intervento “pubblico” a sostegno di uno solo dei giocatori in campo.

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