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«Ecco i piani della svolta Saipem Più margini con le nuove commesse»

«Il 15% guadagnato in pochi giorni dal titolo? In assenza di comunicazioni o report stiamo cercando di capire. E comunque partiamo dal meno 47% del 2013. E’ possibile che ci sia qualcuno che scommette e si posiziona su Saipem». Umberto Vergine guida la società di servizi petroliferi dell’Eni da dicembre 2012 ed è consapevole che il 2014 sarà ancora un anno di «transizione». «Ma non siamo più la pecora nera del gruppo — fa notare — anche molti nostri concorrenti lo scorso anno hanno dovuto fare i conti con perdite e ritardi nelle commesse, che spesso si sono tradotti in allarmi sugli utili».

Eppure in Borsa si dice che ci siano nuovi contratti per 5 miliardi lì lì per essere annunciati, come il South Stream, l’Angola o il mar Caspio.
«La lista delle nostre offerte è molto più ampia, facciamo acquisizioni tra i 5 e i 10 miliardi ogni anno, ma alcuni di quelli ricordati me li aspettavo già nel 2013. Al momento però non ci sono novità».
Perché il 2014 sarà ancora un anno di transizione?
«Abbiamo sempre detto al mercato che l’entità della ripresa dipende dalla velocità con cui vinciamo nuovi contratti, e nella seconda metà del 2013 ne abbiamo annunciati pochi, e dal completamento dei vecchi contratti poco redditizi che nel 2014 rappresentano circa 5 miliardi di euro di fatturato. Tra quest’anno e la prima metà 2015 smaltiremo i vecchi contratti ma solo la combinazione di questi due fattori ci permetterà di tornare al livello di redditività degli anni precedenti. Nella prima parte del 2013 abbiamo affrontato il tema dei contratti in parte compromessi, per riconquistare la fiducia dei clienti. Lo abbiamo fatto anche rinunciando a parte dei residui margini. Poi abbiamo iniziato a rinegoziarli. Ora i clienti sono tornati a dirci che siamo bravi, ma non basta a convincerli a chiudere velocemente le trattative in corso».
L’altro giorno la Shell ha annunciato il primo profit warning dopo dieci anni, e la revisione di alcuni grandi progetti. E’ l’inizio di un nuovo periodo di vacche magre?
«Non proprio. E’ vero che c’è un calo della spesa delle grandi oil companies, che annualmente non aumenterà più come nel 2012 e 2013 del 14% ma scenderà al 6%. Un rallentamento, è vero, ma pur sempre una crescita. Le grandi compagnie stanno però mettendo in campo una maggior disciplina commerciale per evitare che i progetti si concludano con budget sforati e tempi assai più lunghi. E sono sempre più caute nell’assegnare i lavori, una cosa che per le società come Saipem può essere un problema, visto che nel 2014 ci aspettiamo di fare una buona parte dei margini proprio con nuovi lavori. In questi giorni stiamo definendo le direttive guida per il 2014, e saremo precisi nel rappresentare al mercato questa incertezza».
Dopo lo scandalo e le inchieste, come sono oggi i vostri rapporti con l’Algeria?
«Stiamo completando l’ultimo degli otto contratti oggetto di indagine, ma la situazione è ingessata e credo che torneremo a lavorare in Algeria solo quando le indagini saranno chiuse».
Tra gli analisti c’è chi non esclude che in futuro la Sec possa multare Saipem per le pratiche di corruzione.
«Noi continuiamo a collaborare con la Procura italiana, mentre il Dipartimento della Giustizia ci ha finora solo chiesto di spostare i termini di decorrenza di 6 mesi, cosa che abbiamo fatto come atto di collaborazione. Negli Usa non ci risulta di essere oggetto di alcuna indagine».
La Consob ha messo sotto accusa Blackrock per un presunto insider trading sui titoli.
«In questo caso siamo osservatori, potenzialmente come parte lesa»
E’ possibile che si torni in futuro a parlare di una cessione della quota Eni in Saipem, o di un breakup. Come sarebbe una Saipem senza Eni?
«Intanto l’Eni non pesa più del 15% del nostro fatturato, e il nostro primo cliente da anni è Total. Il vero vantaggio per Saipem è che l’Eni è la nostra banca, dalla quale prendiamo a prestito denaro alle condizioni che una oil company è in grado di ottenere. Senza Eni diventeremmo più simili ai nostri concorrenti, una cosa che non ci spaventa più di tanto».

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