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Ecco i conti delle banche. Il rischio Italia? Solo l’1,6%

ROMA — Il terremoto nella banca senese, ha riportato in primo piano la paura per i derivati nel sistema del credito. Anche se la Banca d’Italia continua a rassicurare che la quota degli istituti italiani rappresenta solo l’1,6% del valore complessivo in dollari dei 13 Paesi industrializzati monitorati dalla Bri, la Banca dei regolamenti internazionali. I derivati non sono di per se prodotti pericolosi perché servono a coprire i rischi dei tassi e dei cambi — anche lo Stato ha contratti per 160 miliardi — ma a vedere i danni che possono provocare quando non sono dosati con attenzione è difficile essere così sicuri. Il Monte dei Paschi, che è la sesta banca del Paese, è un caso significativo, anche se potrebbe restare unico di tali dimensioni. Ma ha determinato le dimissioni del numero uno dell’Abi, del rappresentante dei banchieri italiani e bisogna vedere innanzitutto come la prenderanno i mercati e la Borsa e come reagiranno gli altri istituti.
I derivati insomma possono anche essere pericolosi, come hanno potuto toccare con mano i tanti enti locali, anche piccoli, che qualche anno fa si sono lanciati tutti in operazioni complicate e strutturate, magari per finanziare la costruzione di uno stadio comunale, restandone scottati e indebitati. Un caso, il più pesante, vale per tutti: i derivati da 1,68 miliardi risalenti al 2005 del Comune di Milano, messi sotto inchiesta, sfociata nel dicembre scorso con un giudizio di condanna per 4 banche straniere Deutsche Bank, Depfa, Ubs e JPMorgan colpevoli di aver in qualche modo truffato, con contratti ingiustificati o occulti, Palazzo Marino. La pena per gli istituti condannati è stata il pagamento di 90 milioni di euro equivalente ai profitti illeciti dei derivati più un milione a testa a titolo di responsabilità, nonché la detenzione da 6 a 8 mesi per 9 dirigenti. Una vicenda importante, che però ha coinvolto istituti stranieri.
I dati relativi alle aziende italiane, in particolare le maggiori, diffusi dalla Banca d’Italia, come si è detto sono «modesti», sia per quel che riguarda la quota di contratti in essere sia per quel che attiene al rapporto dei derivati con i mezzi propri, che è importante per valutare la solidità e i rischi di stabilità della banca stessa. In cifre assolute, sempre secondo i dati più recenti relativi a giugno 2012, i derivati finanziari registravano un valore lordo di mercato positivo di 259,7 miliardi superiore a quello negativo di 256 miliardi sempre di dollari. Quanto alle diverse tipologie i derivati su tassi di interesse rappresentano l’88,1% del totale, quelli su azioni e su cambi rispettivamente il 2,7% e il 9,2%.

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