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Ecco gli incentivi del 2022

Il superbonus al 110% arriverà fino alla fine del 2023. La Sabatini sarà confermata, come i bonus Ricerca & Sviluppo e beni strumentali, il Patent box e i voucher per l’export e la digitalizzazione delle pmi. Gli incentivi all’imprenditoria femminile verranno potenziati, mentre sul 4.0 è probabile un ritorno a iper e super ammortamento. Conferma anche per gli aiuti Ipcei, in deroga ai vincoli di spesa Ue. Raggiunto da ItaliaOggi, il viceministro allo Sviluppo economico Gilberto Pichetto ha svelato il destino delle principali agevolazioni, in vista della riforma integrale degli incentivi a cui sta lavorando il governo Draghi. Esiziale per far fronte agli obblighi imposti dall’Ue, a fronte del via libera al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Domanda. Il Recovery plan è condizionato ad una serie di riforme. Tra queste quella degli incentivi alle imprese. Ci state lavorando?

Risposta. C’è un indirizzo in tal senso, dato dal ministro Giorgetti fin dall’insediamento del governo Draghi. Negli anni gli incentivi sono cresciuti, anche per via di emendamenti parlamentari. Alcuni di essi hanno stanziamenti minimi. Vanno ridotti di numero e resi più efficaci. Serve un restyling complessivo.

D. Aiuti più selettivi, dunque.

R. Si, seguendo due modelli: ci saranno gli incentivi per stimolare l’economia e i bonus a ristoro, che avranno più natura d’aiuto, sostegno, surroga.

D. Per far fronte alla crisi generata dal Covid il baricentro degli aiuti alle imprese s’è spostato dai contributi in conto capitale e in conto interesse ai bonus fiscali. L’Agenzia delle entrate è divenuta anche Agenzia delle uscite per erogare aiuti a fondo perduto in forma non selettiva, ma automatica, assorbendo una competenza che era del MiSe. Questa impostazione «fiscalista» e automatica in fatto di agevolazioni continuerà o si tornerà a finanziare gli investimenti seguendo una logica più industriale?

R. L’emergenza ci ha spinto a utilizzare il veicolo Agenzia delle entrate, perché servivano ristori tempestivi e l’amministrazione finanziaria può contare sull’automatismo dell’anagrafe tributaria e su possibilità immediate di accredito. Io, però, credo che debbano tornare politiche industriali, del commercio o costruite sulle esigenze delle nuove attività d’impresa hi-tech, che sfuggono a ogni definizione; bisogna tornare a meccanismi che escano dal sistema puro e semplice delle Entrate. Penso, ad esempio, al sistema degli ammortamenti, iper e super, che pur avendo effetto sulla dichiarazione fiscale, sono strumenti più puntuali per le imprese.

D. Ecco, il 4.0. Che ne sarà del credito d’imposta? L’ultima legge di bilancio ha conservato il bonus modificando le aliquote d’agevolazione, ma c’era chi voleva tornare al vecchio iper-ammortamento …

R. È in corso una valutazione in tal senso tra ministeri e a livello di governo. Io vedo molto bene il ritorno a iper e super ammortamento, perché stimolano gli investimenti più produttivi; il credito d’imposta invece è un’agevolazione ombrello, universale: ricade su tutti. Certo, qualcuno dirà che voglio aiutare solo chi produce già utili, ma non è così: va rivisitato l’intero sistema degli incentivi. Dobbiamo uscire dalle scelte contingenti e dare al paese un sistema di incentivi che consenta alle imprese di fare programmazioni pluriennali. A causa del Covid, invece, siamo alla programmazione mensile. Non funziona! E poi, è vero che il Pil è dato in crescita del 4% – e c’è persino chi preannuncia un +5 o +6% – il che fa bene al bilancio dello stato, ma bisogna comunque tener d’occhio i conti.

D. I voucher per i Temporary Export Manager e la digitalizzazione delle pmi verranno confermati?

R. Hanno un senso e vanno confermati. Tutto va calcolato alla luce dell’efficacia delle misure, con realismo politico. Non bisogna innamorarsi dei meccanismi.

D. E il superbonus al 110% andrà oltre il 2023?

R. Qui le mie son solo previsioni: è in corso la valutazione del governo. Oggi il superbonus ha uno stanziamento di 20 mld di euro, 10 a bilancio nazionale e 10 a valere sul Pnrr. Credo che, in sede di valutazione di metà periodo nel 2022, verranno decisi ulteriori stanziamenti per estendere il bonus a tutto il 2023. Oltre lo vedo difficile, perché il meccanismo è costoso per lo stato: vorrei ricordare che il Pnrr sono debiti, sia nella parte prestiti, sia nella parte sovvenzioni, visto che l’Italia contribuisce al bilancio dell’Ue che le eroga. E noi siamo fruitori netti. Vorrei che anche per la sovvenzione del Pnrr diventassimo contributori netti: pagheremmo di più perché più ricchi.

D. La Sabatini continuerà così com’è o si prevedono modifiche?

R. La norma è storica e importante, va a beneficio dei compratori e venditori; si tratta di capire se vogliamo mantenere il rimborso totale del contributo in conto interessi anticipato in un’unica soluzione o se vogliamo ritornare al meccanismo precedente che spalmava il contributo su più esercizi. L’incentivo, comunque, è collaudato, costa relativamente poco e ha effetti importanti. Forse, oggi si vedono meno per via dei bassi tassi d’interesse, ma con la ripresa dell’inflazione credo resti un’agevolazione preziosa.

D. I crediti d’imposta per ricerca e sviluppo e per i beni strumentali verranno confermati?

R. E beh! Rappresentano la grande sfida del paese. Sono punti fermi del Pnrr, perché il salto di qualità che dobbiamo fare è sui brevetti, sulla formazione, sul capitale umano. Il meccanismo del credito d’imposta in questo caso funziona benissimo.

D. A proposito di brevetti, il Patent box subirà modifiche?

R. Va deciso assieme al Mef, ma ha svolto la sua funzione.

D. Sempre in fatto di tecnologie, questa volta sul parco auto, che fine faranno gli ecobonus?

R. Vogliamo spostare in tempi brevi le risorse disponibili per l’extra-bonus sull’elettrico (circa duemila euro a veicolo) in favore dell’ecobonus ordinario: si tratta di circa 57 mln di euro che, per questioni burocratiche e normative, non risultano al momento spendibili. Vogliamo trasferirli per recuperarli e andare avanti con l’incentivo sul parco auto. In ogni caso, bisogna assolutamente rivedere il piano degli interventi sul settore auto elettriche per sostenere il boom del settore. In futuro, l’ecobonus dovrà finanziare soprattutto l’elettrico, perché la produzione di motori termici secondo l’Ue deve cessare entro il 2035. Gruppi come Stellantis puntano ad avere per il 2025 il 30% dei veicoli da loro prodotti a elettrico. Tutto questo avrà un grosso impatto sui conti dello stato e sul sistema delle imprese.

D. Perché?

R. L’automotive porta all’erario dello stato circa 80 mld di euro l’anno di entrate, grazie all’Iva e soprattutto alle accise sul carburante. Il passaggio all’elettrico comporterà un minor gettito o, in alternativa, un trasferimento di tassazione o, evidentemente, un taglio alle spese dello stato. Il discorso va affrontato.

D. C’è poi il tema sostegno al credito. I due binari di garanzia nati con la pandemia – quello di Garanzia Italia Sace e del potenziato Fondo centrale di garanzia pmi – verranno confermati o finiranno col tramonto del Temporary Framework Ue sugli aiuti di stato?

R. Il loro collaudo è stato decisamente positivo. Garanzia Italia deve restare in pista. Credo che per il sistema delle imprese sia più importante il credito che un piccolo contributo. Dovremmo agire in modo ancor più massiccio sul sistema delle garanzie a sostegno del credito. Anche per sostenere le nostre banche, che hanno accusato un peso notevole di npl (non performing loans). Alcune hanno ancora delle difficoltà

D. Gli incentivi agli Ipcei sono l’ossatura dei grandi progetti europei all’innovazione. Resteranno?

R. Sono uno strumento rilevantissimo, perché agiscono in deroga alle regole Ue sugli aiuti di stato, con possibilità di intervento diretto sul sistema. Per l’Ue è la presa di coscienza che l’intervento pubblico è determinante in fatto di innovazione e che per filiere come batterie, cloud, idrogeno l’intervento statale è strategico per la modernizzazione. Gli Ipcei (Importanti progetti di comune interesse europeo, ndr) vanno molto bene se modulati rispetto alle singole esigenze. L’Italia deve difendere lo strumento in Europa.

D. E delle agevolazioni all’imprenditoria femminile che ne sarà?

R. Sono in cima alla lista delle priorità della riforma. Puntiamo ad aumentare lo stanziamento di 400 mln previsto nel Pnrr, a cui si aggiungono 20 mln circa da altri fondi. E vogliamo migliorare i meccanismi di intervento. L’Italia è uno dei paesi a più basso tasso di occupazione e imprenditoria femminile; il Pnrr impone una crescita su questo fronte e su questo si gioca la crescita del paese.

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