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Ecco chi vince e chi perde nel risiko degli incentivi

di Laura La Posta e Carlo Sinatra

È già cominciata la corsa ai grandi tetti di industrie, capannoni, interporti e centri commerciali: a una settimana dalla firma del decreto ministeriale Sviluppo economico-Ambiente (che introduce il Quarto conto energia di incentivi al fotovoltaico), gli operatori del settore hanno già capito dove va il fumo. Al netto delle polemiche scatenatesi, vediamo sotto un profilo tecnico se alle imprese conviene ancora installare pannelli fotovoltaici (mentre la convenienza per famiglie, condomìni e micro-imprese è stata analizzata sul Sole 24 Ore di ieri).

Chi vince/1: i tetti

Gli operatori, letto il decreto, si stanno già muovendo alla ricerca di grandi tetti, usciti quasi indenni dai tagli e dalla burocrazia introdotti dalla nuova normativa. Si aprono opportunità, quindi, di business per chi ha ampie metrature sui tetti e vuole metterle a frutto, realizzando in proprio un impianto oppure offrendo questa possibilità a operatori specializzati.

Chi vince/2: i piccoli impianti

Con la riduzione delle tariffe e con l'aggravio della burocrazia per aprire parchi fotovoltaici resta conveniente per aziende, per i centri commerciali e per le utility aprire impianti di potenza oltre i 200 kW ma entro il limite dei 1.000 kW (soprattutto in luoghi da recuperare come le discariche e le cave esaurite). Molti progetti ipotizzati, quindi, stanno virando verso taglie di potenza inferiori rispetto a quanto ipotizzabile prima.

Chi perde: i parchi

Già congelati, invece, i progetti di parchi fotovoltaici a terra sopra i 200 kW a partire dal 2012 da parte di investitori finanziari puri (mentre le utility "vere" hanno le spalle larghe per operare in questo scenario): il nuovo sistema, con l'introduzione di una serie di misure ad hoc, di fatto implica investimenti più rilevanti in fase di avvio dei progetti, scoraggiandone una bancabilità a monte. In sostanza, si prevede che aumenti la quota di capitali (equity) in fase di avvio dei progetti e sia limitata la leva del debito che adesso copre fino al 90% degli stessi.

Realizzare grandi impianti a terra appare oggi meno conveniente di prima e, per quanto attiene alle aree agricole, ancora più complicato in base a quanto previsto dal decreto legislativo 28/2011. In particolare, l'impianto non può occupare più del 10% del terreno nella disponibilità dell'operatore. Questo vuol dire che oggi serve più terreno per aprire un parco fotovoltaico. Poi, in area agricola la potenza non può essere superiore a un megawatt, con eccezioni.

La tempistica

Le norme limitano l'entrata in esercizio di parchi nel 2011 e nel 2012, fatti salvi gli impianti che entreranno in esercizio entro il 31 agosto. Da questa data e fino a fine 2012 entra in vigore un nuovo strumento: il Registro grandi impianti che prevede l'iscrizione in un elenco curato dal Gse (con graduatoria), di cui diamo conto a destra, con l'obiettivo di limitare i costi. A partire dal 2013, invece, non ci sarà più alcun registro e tutti gli impianti che entreranno in esercizio saranno ammessi agli incentivi, ma con un sistema alla tedesca che prevede riduzioni tariffarie. Conviene attendere il 2013 o procedere ora, con la procedura a destra? Una scelta non facile.

 

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