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Ecco chi vince e chi perde a 10 anni

Per molti è stato un vero e proprio disastro, per altri il segno di un decennio perduto e solo per una pattuglia di pochi titoli è stato un felice investimento.
Magra soddisfazione per chi ha deciso di puntare i suoi denari su Piazza Affari e l’ha fatto con lo spirito del cassettista, cioè colui che investe in azioni stabilmente e si aspetta ritorni a medio-lungo termine. Quei ritorni non si sono proprio visti. Anzi. Molti hannovisto vanificare del tutto il capitale o comunque vederlodrasticamente ridimensionato.
L’indice giù del 41%
Del resto l’indice delle blue chip milanesi, il Ftse/Mib ha lasciato sul campo da gennaio del lontano 2005, il 41% del suo valore. Mille euro investiti sul paniere dei 40 grandi titoli di Piazza Affari oggi si sono ridotti a soli 590 euro. E non sono bastati neanche i dividendi staccati ogni anno a portare l’investimento di lungo termine in positivo. Con l’effetto cedole il rendimento resta negativo con una perdita del 13%.
Partita persa con i BoT
Davvero un flop. Anche solo investendo in Bot il ritorno sarebbe stato positivo. Un decennio difficile e che ha visto Piazza Affari vivere tre stagioni. La fine corsa degli anni d’oro, tra il 2005 eil 2007, dove l’indice era riuscito a portarsi da 31mila punti a sfiorare il tetto dei 45mila, massimo storico. Poi la crisi Lehman con il Ftse/Mib inabissato a quota 13mila punti. E infine la lunga stagnazione post-crisi e il rimbalzo dal luglio del 2012 con un rialzo del 50%. Rimbalzo che non è bastato a invertire le sorti del decennio amaro della Borsa italiana. E in fondo il listino milanese non è che uno specchio del Paese . Difficile che le azioni delle società di un Paese che vive una lunga stagnazione economica possano spiccare il volo. E non è un caso, da questo punti di vista, che tra i 10 titoli peggiori quanto a performance spicchino ben 5 banche e un assicurativo. E nessuna delle grandi banche quotate ha avuto in 10 anni un ritorno positivo. L’unica eccezione è IntesaSanpaolo che chiude il decennio con un +4% ma solo in virtù dei dividendi incassati e reinvestiti nel titolo.
La zavorra delle banche
La zavorra pesante del listino sono stati gli istituti di credito che hanno vissuto la lunga contrazione dell’economia e il tramutarsi in sofferenze dei prestiti concessi a larghe mani negli anni pre-crisi. L’osmosi tra economia reale zoppicante e credito malato è stata totale. Ci sono poi i primati negativi assoluti con la debaclè di?Mps, quella di Unipol-Sai e del Banco Popolare. Investimenti che hanno visto letterlamente andare in fumo pressochè tutto il capitale investito dagli azionisti nei due lustri. Gli altri casi simbolo sono Telecom Italia e Mediaset che hanno bruciato ambedue ben due terzi del valore di Borsa. Telecom si è ristretta decidendo di operarare prevalentemente in un mercato domestico saturo con in più un fardello del debito difficile da smaltire che ha finito per azzoppare borsisticamente la società. Mediaset più profittevole ma anch’essa troppo esposta sul mercato televisivo domestico che ha visto negli ultimi anni una forte caduta della pubblicità.
La vittoria dei globalizzati
Ha vinto invece la scommessa chi ha puntato sui titoli (industriali in genere e del made in Italy) con forte esposizione sui mercati mondiali. Un altro segno evidente della stretta correlazione tra performance di Borsa ed economia reale. Se operi sui mercati internazionali ti svincoli dai guai italiani, dalla debole congiuntura e dal venir meno della domanda interna, tratto cruciale di questi anni di crisi. Non si spiega altrimenti la corsa di Luxottica, Tod’s, Campari, tutti con ritorni a tre cifre per i fortunati o meglio lungimiranti azionisti. L’apprezzamento in Borsa è andato di pari passo con crescite a due cifre di fatturati e margini, rese possibili dal fatto che tutte e tre sono imprese globalizzate. Stesso copione per Tenaris, mentre per Fiat la Borsa ha premiato il capolavoro finanziario di Marchionne. Re del listino è stata Azimut. La marcia spedita della raccolta del risparmio gestito non poteva che mettere le ali al titolo.

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