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Ecco 303 mln alle zone franche

Stanziati 303 milioni di euro per l’attuazione delle Zone franche urbane. Arrivano le agevolazioni per il Mezzogiorno. Ne sono escluse, però, le imprese che hanno optato per il regime fiscale agevolato a sostegno delle nuove attività imprenditoriali, a meno che non rinuncino allo stesso.

Un decreto del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’economia, datato 10 aprile 2013 e in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, stabilisce condizioni, limiti, modalità e termini di decorrenza delle agevolazioni fiscali e contributive. In attuazione di quanto previsto all’articolo 37 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179. Si tratta di disposizioni attuative a cui seguiranno i bandi per la presentazione delle domande da parte del ministero dello sviluppo economico che potranno riguardare una o più zone. Lo scorso 10 aprile si erano invece chiusi i termini per la presentazione delle istanze per la richiesta delle agevolazioni fiscali e contributive da parte delle micro e piccole imprese localizzate all’interno della Zfu del comune dell’Aquila. La prima a partire. Nella giornata di ieri il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato sul proprio sito internet www.mise.gov.it l’elenco delle 4.264 domande ammesse in via provvisoria. Così, grazie ai nuovi bandi, dopo un primo passo anticipato per L’Aquila, diventerà finalmente operativo, anche per molte altre aree del Mezzogiorno, lo strumento lanciato dall’ormai lontana Finanziaria per il 2007.

Agevolazioni per pmi. Possono accedere alle esenzioni previste le imprese di micro e piccola dimensione che risultino già costituite al momento della presentazione della domanda. Le imprese devono svolgere la propria attività all’interno della Zona franca urbana di riferimento. Sono esclusi i soggetti che abbiano optato per il regime fiscale agevolato per le nuove iniziative produttive di cui all’articolo 13 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 e successive modifiche e integrazioni, che potranno partecipare solo in caso di rinuncia al regime agevolato. Le agevolazioni sono riservate ai soggetti che abbiano un ufficio o locale destinato all’attività, anche amministrativa, all’interno della Zfu. I soggetti che svolgono attività non sedentaria devono inoltre, alternativamente, impiegare almeno un lavoratore dipendente presso il locale all’interno della Zfu oppure realizzare almeno il 25% del volume di affari all’interno della Zfu.

Esonero dalle imposte fino a 200 mila euro. Le imprese possono beneficiare di un’esenzione dalle imposte sui redditi, un’esenzione dall’imposta regionale sulle attività produttive, un’esenzione dall’imposta municipale propria per i soli immobili siti nella Zfu, posseduti e utilizzati per l’esercizio dell’attività economica e di un esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente. Il limite massimo è di 200 mila euro in ossequio a quanto previsto dalla normativa «de minimis». Tale regime prevede che, nell’esercizio finanziario in corso alla data di presentazione dell’istanza e nei due esercizi finanziari precedenti, non si possa superare, sommando tutti gli aiuti a titolo «de minimis», l’importo massimo di 200 mila euro, ovvero di 100 mila euro nel caso di imprese attive nel settore del trasporto su strada.

Ulteriori risorse dalle Regioni. Le Regioni potranno integrare le risorse nazionali con un proprio stanziamento che saranno comunicate al ministero. Le regioni possono contestualmente individuare, nell’ambito delle risorse disponibili, eventuali riserve finanziarie di scopo in un massimo di due e per un massimo del 30% dei fondi totali. Le riserve di fondi potranno favorire imprese di nuova o recente costituzione, imprese femminili, imprese sociali, imprese ubicate in una determinata sub-porzione del territorio della Zfu e/o imprese operanti in determinati settori di attività economica, individuati, a livello di «Sezione», nell’ambito della «Classificazione delle attività economiche Ateco 2007. Questa fase che interesserà le Regioni, comunque facoltativa, determinerà probabilmente un allungamento dei tempi per giungere all’emanazione dei bandi.

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