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Eba e Bce, sono i giorni decisivi per il via libera alle cedole 2020

La parola d’ordine in Bce rimane quella consueta: prudenza. Perché sarà all’insegna di questo principio che Francoforte prenderà a breve la decisione sul tema della politica dei dividendi bancari per comunicarla al mercato tra il 14 e il 15 dicembre.

Dopo aver introdotto, lo scorso marzo, l’invito a non distribuire le cedole – raccomandazione rinnovata a luglio – oggi la Bce deve decidere che fare. Sul tavolo (si veda Il Sole 24Ore dello scorso 27 novembre) ci sono di fatto tre opzioni: autorizzare la distribuzione di dividendi valutando caso per caso (ma solo a fronte del rispetto delle singole banche di una serie di indicatori, tra cui l’adeguata copertura dei crediti e la solidità patrimoniale); prorogare la raccomandazione per altri sei mesi, così da monitorare l’evoluzione della pandemia, soluzione che terrebbe aperta la strada a una distribuzione nella seconda metà dell’anno; riaprire alla distibuzione delle cedole ma introducendo un tetto, così da evitare eventuali eccessi. Ogni soluzione ha pro e contro che sono in corso di valutazione e sui quali si è acceso un dibattito interno alla stessa Bce. Tassello decisivo è rappresentato dalla riunione del Consiglio direttivo fissata per oggi, in occasione della quale saranno presente le previsioni macroeconomiche dell’area Euro: un eventuale peggioramento dello scenario influirebbe negativamente sulle decisioni Bce, mentre un miglioramento potrebbe allentare la presa dei regolatori. In ogni caso è sulla base di queste previsioni che il Supervisory board della Vigilanza unica prenderà le sue decisioni finali sul tema dei dividendi e le comunicherà al mercato entro il 15, una volta ottenuto il nulla osta dello stesso Governing Council della Bce.

La scelta della Vigilanza Unica si intreccia alla comunicazione di un altro set prezioso di dati, che è quello che fornirà domani l’Eba sull’ammontare dei crediti sotto moratoria delle 130 banche monitorate nel quadro del Transparency exercise e del Risk Assessment. A ribadire il concetto di prudenza è stato nei giorni scorsi Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce, che in un’intervista ha sottolineato, in tema di distribuzione di dividendi nel 2021, che «finché non vi è chiarezza su come evolverà la situazione, le banche dovrebbero essere prudenti. Se non pagano i dividendi quest’anno, potranno distribuire importi più elevati l’anno prossimo e, nel frattempo, si troveranno in condizioni migliori per far fronte a possibili tensioni». E a sottolineare la necessità di usare cautela nella distribuzione dei dividendi è stata ieri anche la Bis, la Banca dei Regolamenti Internazionali.

Che in un report pubblicato ieri ha messo in evidenza come, nell’ipotesi in cui i dividendi distribuiti il 2008 il 2020 fossero rimasti a patrimonio, le banche avrebbero potuto erogare tra i 7,5 e 10,3 mila miliardi di dollari di prestiti aggiuntivi, pari a circa l’11-15% del Pil delle 30 economie più avanzate.

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