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Eba: «Bad bank decisamente utili»

Tutte le iniziative che aiutano il processo di pulizia dei bilanci bancari dai crediti problematici, dunque anche le cosiddette bad bank «in generale sono decisamente utili» per far ripartire la ripresa economica. Ne è convinto il presidente dell’Autorità bancaria europea, Andrea Enria, che ieri è stato ascoltato in audizione dalla Commissione Finanze di Palazzo Madama. Enria ha spiegato di riferirsi anche a «iniziative private con il supporto pubblico»: dunque il suo ragionamento si attaglia anche al progetto allo studio In Italia per alleggerire il sistema bancario italiano di una parte dei suoi circa 180 miliardi di sofferenze lorde. Senza entrare nel merito della questione “aiuti di stato”, che verrà in ogni caso esaminata con estrema attenzione da parte della Commissione europea, Enria ha battuto a lungo sulla necessità di «completare con vigore la pulizia dei bilanci delle banche in Europa» come elemento che può spingere il rilancio dell’economia per far ripartire prima i prestiti per famiglie e imprese. Il presidente dell’Eba ha ricordato poi come diversi gruppi europei «come Uncredit, Intesa, Bankia e altri che hanno provato a stabilire fondi e attività non performing si sono trovati a che fare con tutta una serie di ostacoli negli ordinamenti nazionali a tutela dei creditori o dei debitori che non facilitano» l’attuazione dei rispettivi piani. Più in generale, Enria ha osservato che negli Stati Uniti il processo di pulizia dei bilanci « é stato molto più rapido che in Europa: molte più banche sono state riconosciute insolventi e sono uscite dal mercato e il patrimonio del sistema é stato rafforzato adeguatamente già nel 2009. Questo ha consentito di far ripartire prima i prestiti per imprese e famiglie. Se vogliamo rilanciare l’economia europea come quella americana, dobbiamo anche noi completare questo processo». Del resto, ha poi affermato, sono le banche meno patrimonializzate e con problemi di qualità dell’attivo quelle che hanno maggiormente rallentato l’erogazione di prestiti, per economizzare capitale».Le banche che invece hanno rafforzato il proprio capitale «tendono ad espandere il credito, e sono in grado di continuare a sostenere la clientela anche durante una crisi. Questi risultati valgono non solo in aggregato per l’Ue, ma anche nei singoli stati membri – ha proseguito – inclusa l’Italia». Il presidente dell’Eba, che, pure, ha appena comunicato al Parlamento europeo che non intende svolgere stress test nel 2015, è tornato, in ogni caso, a difendere le iniziative normative passate dell’authority da lui diretta, negandone gli aspetti di prociclicità e contestando le critiche sulla mancanza di parità concorrenziale:nella definizione degli scenari degli stress test «la posizione italiana non era particolarmente penalizzata» mentre per le banche italiane «è stato rilevante l’Asset Quality Review» ha affermato, spiegando che gli scenari «sono stati disegnati in un processo collegiale, su modelli della Bce ma tenendo presente i rischi specifici di alcuni paesi». Inoltre, ha aggiunto «è stato fatto uno sforzo notevole per uno scenario e una metodologia il più possibile neutrali, ma su questo ragioneremo ancora in vista del prossimo stress test». Ha ammesso, tuttavia, che «quando si tenta di muovere da regole nazionali a regole comuni, esiste sempre un costo d’aggiustamento che – secondo l’area di intervento_ può essere più elevato per alcune giurisdizioni e minore per altre. A livello nazionale, alcuni cambiamenti sono spesso percepiti come un’ingiusta penalizzazione degli intermediari locali». Ma, secondo Enria, è essenziale che ciascuno sia in grado di guardare ai benefici di lungo periodo. Lo stesso presidente dell’Eba ha peraltro ammesso che c’è almeno un terreno sul quale le nuove regole prudenziali europee sulle banche hanno esagerato: «Un’area su cui c’è stata eccessiva regolamentazione è quella delle cartolarizzazioni;il mercato è scomparso durante la crisi».

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