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«EasyJet, gli aiuti, non solo ad Alitalia. A noi? Le briciole»

MILANO Per easyJet, seconda low cost d’Europa, si tratterà di un lento ritorno alla normalità. Dal 15 giugno volerà in otto aeroporti italiani (da Milano Malpensa per Palermo, Catania, Bari, Napoli, Lamezia Terme, Cagliari e Olbia) con l’aggiunta del Brindisi-Ginevra. Ma le incognite in Italia non sono poche considerando l’obbligo a bordo del distanziamento di un metro tra i viaggiatori e i tre miliardi per rilanciare Alitalia. Soldi che «rischiano di distorcere il mercato», avverte Johan Lundgren, ad di easyJet, nell’intervista con il Corriere.

Come sarà la ripartenza?

«Graduale: prima con voli domestici, poi continentali».

Ci sono novità dai clienti?

«Aumentano le prenotazioni, ma soprattutto le ricerche via web, in particolare sull’Italia, per le vacanze estive».

Ma qui per ora c’è l’obbligo del distanziamento a bordo…

«Cosa che ci aspettiamo finisca il 15 giugno perché è quello che sostengono le evidenze mediche e le raccomandazioni di Easa e Icao».

Non sono però obblighi. Alla fine decidono gli Stati.

«È vero. Ma sarebbe impossibile per le compagnie operare potendo vendere soltanto un terzo dei sedili».

E se l’Italia dovesse prorogare il metro di distanza?

«Allora non voleremo da voi. Ma sarebbe dannoso per la ripresa: il Paese rischia di restare indietro».

I tre miliardi di euro ad Alitalia non le vanno giù.

«Non discuto la nazionalizzazione. Ma il supporto deve essere disponibile per tutti, altrimenti si genera una distorsione».

Tre miliardi sono troppi?

Dal 15 giugno

Pronti a ripartire dal 15 giugno, ma se resta il distanziamento di un metro saremo costretti a volare altrove Il Paese non può restare indietro

«Non lo so. Posso dire che gli aiuti stanziati in Europa rischiano di andare a vettori inefficienti».

Cosa non gradisce?

«L’Italia è uno dei mercati principali per easyJet: da voi abbiamo dipendenti, trasportiamo quasi gli stessi passeggeri di Alitalia, diamo il nostro contributo al Paese. Ritengo inaccettabile che si aiuti solo un’aviolinea».

È contrario ai supporti?

«No, ma questo deve avvenire a condizioni di mercato, come per i fondi chiesti da noi. Non possono esserci favoritismi».

Per gli altri vettori italiani ci sarebbero 130 milioni.

«Perché lo Stato deve dare contributi sulla base della nazionalità? Abbiamo aerei basati e paghiamo le tasse da voi. Anche noi siamo italiani».

Vorreste attingere a quei 130 milioni?

«Perché no? In ogni caso chiediamo più trasparenza nei meccanismi di accesso a quei sussidi. E chiediamo anche altri interventi per aiutare tutto il nostro settore».

Cosa propone?

«Di ridurre la tassazione aeroportuale e di creare un fondo per gli scali da usare per incentivare le compagnie a volare in Italia».

Perché dovremmo aiutarvi se a marzo voi e altri avete abbandonato l’Italia?

«I blocchi tra i Paesi hanno reso impossibile gli spostamenti. Ora, passata l’emergenza, il governo deve supportare il trasporto aereo, senza distinzioni».

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