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Eads e Bae Systems pronte alla fusione

Le voci si fanno certezze e lo scenario di un colosso europeo dei cieli e della difesa in rapida formazione prende consistenza. La britannica Bae Systems, gigante della difesa, è in avanzate trattative con Eads, ovvero il più grande produttore aerospaziale civile dell’Ue, per creare un super gruppo di stazza planetaria in grado di tenere testa alla concorrenza di Boeing e Lockheed.
I negoziati proseguono da un anno, ma sono ancora in fase non del tutto definita, scossi, come sono stati, dalle indiscrezioni fatte circolare ieri dall’agenzia Bloomberg, seguite poi dalla conferma ufficiale. Il nuovo gruppo, se nascerà, sarà controllato al 40% dalla britannica Bae lasciando agli azionisti del consorzio paneuropeo Eads il 60% dopo la distribuzione di una cedola da 200 milioni ai propri soci Il management sarà unificato e ci sarà un doppio listing, a Londra e Parigi, per una capitalizzazione complessiva che supererà i 48 miliardi di dollari in base ai valori di Borsa di ieri. Il fatturato del gruppo supererà, invece, i 90 miliardi di dollari sulla base dei bilanci 2011, ben oltre i 69 di Boeing. La fusione darà poi vita a un conglomerato con 220 mila dipendenti. «La potenziale intesa – ha scritto Bae in un comunicato diffuso ieri – creerebbe un gruppo mondiale dell’aerospaziale, difesa e sicurezza con eccellenze tecnologiche e di manifattura avanzata in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti». Parole che hanno dato il crisma dell’ufficialità alle voci che dal mattino scuotevano i mercati. Il titolo Bae è cresciuto del 10,6%, mentre Eads ha perduto il 5,6 per cento. L’eventuale deal prevede l’emissione di titoli speciali a garanzia dei governi di Germania, Francia e Regno Unito, a conferma che l’aspetto politico resta il passaggio più delicato di un’intesa che ha forti logiche industriali.
La fusione, per poter andare in porto, avrà bisogno dell’ok dei governi di Londra, Parigi e Berlino ma anche dell’approvazione americana. Le ragioni sono evidenti: si formerebbe una realtà estremamente delicata con interessi nella sicurezza europea, americana, mediorientale e del Far East. I governi dei Paesi interessati per il momento non si sono espressi, nonostante le implicazioni significative negli Usa dove la proiezione di Bae è molto importante. Solo Londra s’è lasciata andare a un commento sottolineando che sarà tutelato «l’interesse pubblico», viste le caratteristiche del gruppo nascente. Il deal in via di definizione ha suscitato reazioni diverse fra gli analisti. «Eads – ha commentato Zafar Khan di Societe Generale – cerca da tempo di ridurre la propria dipendenza dalle commesse per Airbus nel tentativo di raggiungere un miglior equilibrio fra area civile e di difesa. L’incontro con Bae andrebbe in questa direzione». Per Jane’s defence le conseguenze dell’intesa devono essere declinate con quanto i due gruppi potrebbero essere costretti a liquidare per superare gli ostacoli dei regolatori, «ma uno sviluppo del genere potrebbe letteralmente ribaltare il mercato della Difesa in Europa». Negli Usa prevale la logica del “no comment” nonostante Jim Mc Nerney, co-ceo di Boeing, dopo aver negato conseguenze per il destino del suo gruppo abbia ammesso che «una fase di consolidamento globale nel mondo della difesa» sta cominciando. Quella che si delinea è in una certa misura una vendetta della storia. Bae nacque infatti dalla decisione, dodici anni fa, di fondere British aerospace con la britannica Marconi e non la tedesca Dasa (gruppo Daimler) che nel 1999 acquistò la spagnola Construcciones Aeronauticas per poi combinarsi con i francesi di Matra e far nascere Eads, acronimo di European aeronautic defence & space. Londra quindi fece una scelta d’intonazione autarchica che oggi non basta più, prologo allo scompaginamento di qualsiasi logica di «campione nazionale».
Prova ne è la determinazione di Daimler di ridurre la partecipazione in Eads. Una volontà che ha spinto Berlino a immaginare un ingresso indiretto nel capitale. Scenario ad alto tasso politico che scuote, una volta di più, i termini di un deal tracciato, ma non ancora concluso.

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