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È vietata l’ipoteca sotto gli 8 mila euro

Sempre vietata l’iscrizione di ipoteca sotto gli 8 mila euro. Sono queste le conclusioni della sentenza resa dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione con la pronuncia n. 5771 del 12 aprile 2012.

Il fatto processuale. Una srl ha impugnato nel 2006 l’iscrizione ipotecaria effettuata su due terreni di sua proprietà in conseguenza del mancato pagamento di una cartella esattoriale per complessivi euro 2.028,66, dovuti a titolo di contributi per opere irrigue realizzate da un Consorzio di bonifica negli anni 2000/2003. Il giudice adito ha pronunciato l’annullamento dell’iscrizione per violazione del dpr n. 602 del 1973, art. 76, secondo il quale il concessionario non poteva procedere alla espropriazione immobiliare se l’importo del credito non superava gli 8 mila euro. Sull’appello proposto da Equitalia, la Commissione regionale ha confermato la pronuncia di primo grado, perché «nessun precetto legislativo era stato adempiuto dal concessionario sia in ordine al valore indicato dall’art. 76, sia in relazione agli artt. 50 e 77».

Sul ricorso per Cassazione di Equitalia, la Corte rileva che il sistema delineato dal dpr n. 602 del 1973, artt. 76 e 77, è stato da taluni inteso nel senso che assolvendo anche a un’autonoma funzione anticipatoria e cautelativa, l’ipoteca poteva essere iscritta pure per crediti che non avrebbero autorizzato il concessionario a procedere ad espropriazione forzata; a fronte di tale interpretazione, altri hanno però attribuito al combinato disposto delle predette norme il significato d’impedire l’iscrizione dell’ipoteca per importi inferiori agli 8 mila euro che, com’è noto, rappresentavano per l’agente della riscossione la soglia minima della espropriazione immobiliare.

La questione è stata poi composta dalle Sezioni Unite, che hanno privilegiato la seconda lettura, riconoscendo, nel solco della precedente giurisprudenza, che al pari del fermo di cui al dpr n. 602 del 1973, art. 86 (si vedi al riguardo. C. cass. n. 2053 del 2006), anche l’ipoteca di cui all’art. 77 del medesimo decreto costituiva un atto preordinato all’espropriazione, per cui doveva necessariamente soggiacere agli stessi limiti per questa stabiliti dal precedente art. 76 (C. cass. 22/2/2010, n. 4077).

Equitalia insiste però sulla propria interpretazione, facendo perno anche sul tenore letterale del dl 25 marzo 2010, n. 40, art. 3, comma 2-ter, convertito dalla legge n. 73 del 2010, che aveva si vietato d’iscrivere ipoteca per crediti minori di ottomila Euro, ma soltanto «a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione».

Questa norma, in particolare, confermerebbe che per il periodo pregresso non esisteva nessun limite di valore per l’iscrizione, d’onde i motivi di doglianza.

La sentenza. La Corte ritiene però non decisive tali argomentazioni, sottolineando che «… quello che conta ai fini dell’interpretazione di un atto normativo non è l’intenzione del legislatore (C. cass. n. 2454 del 1983) o la lettura fattane da ministeri o altri enti, ma la volontà oggettiva della legge (C. cass. n. 3550 del 1988) quale risultante dal suo dato letterale, che nel caso di specie depone, per l’appunto, nel senso della non iscrivibilità dell’ipoteca per crediti non realizzabili a mezzo di espropriazione immobiliare». La Corte afferma cosi che, per smentire la sua interpretazione, il dl n. 40 del 2010, art. 3, comma 2-ter, avrebbe dovuto stabilire il contrario e, cioè, che a partire dal momento della emanazione della legge di conversione non sarebbe più stato possibile iscrivere ipoteca per crediti non realizzabili a mezzo di espropriazione immobiliare.

Per contro, il dl succitato non ha detto nulla di simile, bensì si è limitato a fissare in modo autonomo il presupposto per le future iscrizioni dell’ipoteca, indicandolo in un importo che seppure coincidente con quello minimo all’epoca previsto per l’espropriazione, non può essere per ciò solo apprezzato come indiretta dimostrazione della inesistenza di limiti per il passato.

Natura dell’ipoteca di Equitalia. In materia di iscrizione di ipoteca da parte di Equitalia registriamo anche una ulteriore recente pronuncia resa il 5 marzo 2012 – n. 3397 – con la quale la Corte si è pronunciata in merito alla natura dell’iscrizione di ipoteca da parte di Equitalia. Per il Tribunale si tratterebbe di ipoteca giudiziale. Se però, come il ricorrente assume, essa fosse equiparabile a un’ipoteca legale, sarebbe allora preclusa la possibilità di revoca in applicazione del disposto di cui alla L. fall., art. 67, comma 1, n. 4, che per l’appunto limita la revocabilità delle ipoteche, ove ricorrenti le altre condizioni specificamente indicate, a quelle giudiziali e a quelle volontarie. Il ricorrente sostiene l’erroneità della statuizione. La Corte accoglie il ricorso. In sentenza essa premette che il codice civile contempla tre diverse tipologie di ipoteche, individuate rispettivamente: nell’ipoteca legale (art. 2817), in quella giudiziale (art. 2818), in quella volontaria (art. 2821).

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