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«È un inizio, ma un miliardo non basta»

Bene se si potrà evitare l’aumento dell’Iva da luglio, «è un fatto positivo», ma per Confindustria le priorità sono il pagamento dei debiti della Pa e l’abbassamento del costo del lavoro: «Ci sono oltre 100 miliardi di debito arretrati, le imprese stanno soffrendo per il credit crunch disperatamente e serve un intervento serio e vero sul costo del lavoro e di abbassarlo di almeno 10 punti». E sull’occupazione, la dotazione di un miliardo annunciata dal governo «è un inizio, non è con un incentivo che la situazione cambierà».
Giorgio Squinzi ha insistito sulle esigenze del mondo imprenditoriale parlando all’assemblea di Federchimica e in quella dell’Acimit (macchinari tessili). Ed ha lanciato un segnale al governo: «Se sui debiti della Pa non agisse e usasse il nostro credito per altri fini, il rapporto con gli imprenditori sarà compromesso irreparabilmente». Aggiungendo un rimprovero al mondo politico: «Invece di rispondere al disagio sociale ed economico con uno scatto di orgoglio e rinnovamento si è perso in tatticismi, sprecando tempo ed energie preziosi in questioni marginali per il benessere dei cittadini».
Lo imporrebbe la pesante situazione economica, sia per affrontare il credit crunch, sia la disoccupazione, oltre alla burocrazia, tema su cui Squinzi preme da tempo ed è tornato anche ieri, sollecitando una riforma del Titolo V della Costituzione, che «ha prodotto un sistema irrazionale, che duplica o triplica le responsabilità».
Sul pagamento dei debiti della Pa «mi sono impegnato con tutte le mie forze – ha detto Squinzi – con un alleato inaspettato ma decisivo, il presidente Giorgio Napolitano, cui va tutta la mia riconoscenza. L’ho pensata come una vera e propria manovra finanziaria per le imprese, inattesa, che molti davano persa. Non ce l’abbiamo fatta come volevamo, ma continuiamo a lavorare per migliorarla».
Sull’occupazione, non bastano gli incentivi: «Non è con un incentivo che la situazione cambierà. È un inizio, non è una cifra esaustiva. Per far ripartire l’occupazione serve creare lavoro e il lavoro si crea se si ritrova la crescita, puntando sulle imprese, soprattutto quelle manifatturiere, il problema dell’occupazione giovanile si risolverà automaticamente». Squinzi ha ribadito la centralità del manifatturiero: «Se non tiene l’industria italiana non tiene la società. Il manifatturiero è il motore del nostro sistema. Otto milioni di famiglie vivono di industria e l’export da solo non può sostenere l’intera economia». Si è soffermato in particolare sul settore chimico: «Si deve smettere di guardare alla chimica come ad un problema, si deve guardare alla chimica, alla scienza chimica e alla sua industria, come ad una possibile soluzione per i problemi di competitività nel nostro paese. La chimica è il turbo del made in Italy, le imprese di questo settore uniscono peculiarità che altri comparti non possono fare: dall’innovazione alla ricerca per nuovi materiali e nuove applicazioni».
La situazione è ancora molto difficile: «Nella seconda parte dell’anno potrebbe esserci un rimbalzo dell’economia, mi aspetto un cambio di tendenza, ma ciò non vuol dire che siamo veramente fuori dalla crisi e che siamo veramente ripartiti con la crescita. Farcela è una parola grossa».
Squinzi ha anche aggiunto che nei prossimi mesi ci sarà con i sindacati una verifica delle regole sulla contrattazione, «consapevoli che il contratto collettivo in una realtà industriale caratterizzata da pmi, continua ad avere un ruolo fondamentale: deve essere uno strumento capace di dare regole semplici e flessibili a chi non fa contrattazione aziendale e offrire opportunità e strade innovative a chi la fa».
Squinzi ha parlato anche della riforma di Confindustria: «Non so se arriverà prima delle vacanze, altrimenti sarà subito dopo. Sono convinto che alla fine verrà fuori qualcosa che rimarrà, anche se probabilmente l’implementazione definitiva toccherà al prossimo presidente. Quello che potrò fare lo farò, nel corso del mio secondo biennio». L’obiettivo è chiaro, ha detto: innovare l’organizzazione con regole e modelli di governo più leggeri e veloci, ottimizzando le risorse, costruendo una rete delle intelligenze e delle specialità al servizio delle imprese. Il metodo che ci siamo dati, ha continuato, è nessuna imposizione dall’alto, ma un modello organizzativo basato sul consenso. «Coinvolgere e ascoltare il sistema Confindustria è una scelta condivisa, Carlo Pesenti ha svolto un lavoro enorme e certosino, su una tematica ardua e delicata». Infine, ad una domanda sul rientro della Fiat, Squinzi ha risposto: «Il rapporto con Marchionne è ottimo, lascio maturare i tempi, noi non forziamo, se decideranno di rientrare lo faranno autonomamente».

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