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È straniera la fuga dai depositi bancari

Per fortuna delle banche italiane c’è la Bce. E ci sono le famiglie. La fuga dai depositi, che ha allarmato le banche greche e preoccupato quelle spagnole, in Italia non c’è stata. I dati della Banca d’Italia lo confermano: la raccolta complessiva del sistema nel 2011 è aumentata del 4,3% a 2.427 miliardi di euro. Ma il dato generale maschera l’effetto di una dinamica anomala nella composizione della raccolta, che si è sviluppata a partire dall’estate, in parallelo cioè con l’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano dell’eurozona, e che è stata controbilanciata dall’intervento della Banca centrale di Francoforte e dalla tenuta della clientela familiare.
Il problema non è la fuga dei correntisti, ma la ritirata dell’estero che ha prosciugato un canale di approvvigionamento importante per il corretto funzionamento del mercato del credito. Negli ultimi cinque mesi del 2011 – ha segnalato infatti il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco – la provvista netta delle banche italiane presso non residenti, sull’interbancario estero e in obbligazioni, è diminuita di oltre 100 miliardi. «Tra gli operatori – ha sottolineato Visco – si diffondeva il timore che una flessione della raccolta e una possibile scarsità di garanzie stanziabili presso l’eurosistema potessero avviare una crisi sistemica». Le tensioni erano oltretutto aggravate dall’elevato ammontare di obbligazioni in scadenza sui mercati internazionali nel corso del 2012: quasi 450 miliardi per l’area euro, 75 miliardi per le banche italiane.
La situazione è stata affrontata dal direttivo della Bce, estendendo, a partire già subito dall’estate, gli acquisti di titoli, riducendo i tassi ufficiali e dimezzando infine a dicembre il coefficiente di riserva obbligatoria. A dicembre e a fine febbraio, poi, la Bce ha immesso mille miliardi di liquidità (500 al netto degli importi in scadenza) con operazioni a tre anni per rifinanziare le banche. Alle italiane – 112 partecipanti – sono stati erogati 225 miliardi, 140 al netto dei rimborsi, che hanno permesso di compensare l’inaridirsi dei canali all’ingrosso e di attenuare l’incremento del costo complessivo della raccolta – pari in media nel 2011 all’1,6%, 33 punti base in più rispetto all’anno precedente – dovuto all’aumento dei tassi interbancari, dei rendimenti corrisposti sulle obbligazioni di nuova emissione e dei depositi.
Parte di questi fondi sono stati utilizzati per comprare titoli del Tesoro – e infatti, dopo i rifinanziamenti a medio termine, gli acquisti netti nei primi tre mesi dell’anno sono stati positivi per 70 miliardi, quando erano stati nulli o negativi nell’ultima parte del 2011 – mentre i prestiti alle imprese sono diminuiti bruscamente a dicembre per 20 miliardi e nel primo trimestre del 2012 hanno ristagnato. Però, secondo il governatore Visco, questo è dovuto anche alla «debolezza congiunturale della domanda e al deterioramento della qualità del credito».
La crisi del debito sovrano, dunque, si è riflessa sul sistema bancario italiano in una difficoltà d’accesso ai mercati all’ingrosso e a più elevati costi di provvista, fenomeni che sono stati contrastati appunto con l’aiuto della Bce. I dati Bankitalia a fine 2011 segnalano che il problema non è stato solo il calo dei depositi da non residenti – -9,8% nei dodici mesi terminati a dicembre – ma anche il prosciugarsi della provvista in operazioni di pronti contro termine con la controparte centrale che gestisce le operazioni garantite da titoli di Stato nel mercato Mts, in frenata del 39%. Il primo fenomeno ha avuto l’epicentro nel mercato dei certificati di deposito e delle carte commerciali in dollari, con 40 miliardi di contrazione nell’intero 2011 dei prestiti infragruppo effettuati dalle filiali e dalle controllate estere dei gruppi bancari italiani con sede negli Usa, nel Regno unito e in Irlanda. Il secondo invece si è manifestato a partire dall’autunno, dopo il declassamento del rating dell’Italia e il conseguente deprezzamento del valore dei titoli di Stato. Risultato: lo scorso anno la raccolta all’ingrosso si è ridotta di 4,8 punti percentuali sul totale della provvista del sistema bancario, mentre la quota di rifinanziamento presso la Bce è aumentata di 6,7 punti.
Quanto ai depositi dai residenti, nell’anno si è registrata una lieve riduzione dello 0,5% a 1.150,6 miliardi, ma non sono state le famiglie, che anzi hanno aumentato i loro depositi presso le banche dello 0,4%, a ritirare i soldi dal conto. La flessione, segnala la relazione annuale, è invece quasi interamente attribuibile alle «società non finanziarie», per la contrazione dei flussi di cassa delle imprese e la minor disponibilità di credito.
L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato ha fatto però concorrenza ai conti correnti, calati del 2,9%, suggerendo agli istituti di spingere sui depositi vincolati – aumentati del 41,2% – in grado di offrire una remunerazione più elevata. Le famiglie per le banche restano una certezza, visto che lo scorso anno hanno sottoscritto bond bancari per il 6,9% in più del 2010 (una fetta che rappresenta il 16% della provvista totale del sistema), contribuendo così all’aumento della raccolta obbligazionaria complessiva che, nel 2011, è stata del 2,6%. In tutto la raccolta al dettaglio, col 65%, rappresenta per le banche italiane la principale fonte di provvista, oltre la media degli istituti dell’eurozona che è del 60%. Un puntello sul quale poter sempre contare anche quando esplodono le tensioni internazionali.

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