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E si riaffaccia il rischio di una richiesta di aiuti

ROMA — I telefoni hanno iniziato a squillare sabato notte. Le linee riservate restano incandescenti. Dopo le dimissioni di Mario Monti dalle Cancellerie di mezzo mondo ci si informa con una certa ansia su cosa succederà in Italia. I timori di tutti sono sulla tenuta di un Paese che appena un anno fa, quando al timone c’era Berlusconi, ha incredibilmente rischiato di affondare l’euro e con esso l’economia planetaria. Gli occhi sono puntati sui mercati. Oggi il primo verdetto. Ma tutta la settimana è segnata in rosso nei calendari dei governanti europei. Tra Bruxelles e Francoforte si vive il delicatissimo passaggio politico italiano con una certa apprensione. E sottovoce si riprende a parlare degli spread, dell’Italia, della possibilità che alla fine Roma possa capitolare e chiedere l’intervento dello scudo europeo.
I timori ci sono tutti, anche se di intensità divergente. Ad esempio, se a Palazzo Chigi si attende con trepidazione la reazione dei mercati alle dimissioni di Monti, al Tesoro ieri sera ostentavano maggiore tranquillità. Dalle istituzioni europee e dalle grandi cancellerie si
percepisce un certo timore. C’è chi chiede informazioni sul Pd e sulla coalizione di centrosinistra che fuori dal Paese per molti rappresentano un enigma. Tutti chiedono anche le reali possibilità che lo spauracchio Berlusconi vinca. «Con l’addio di Monti l’Italia torna ad essere poco comprensibile, poco prevedibile», confessava ieri un leader Ue.
D’altra parte la settimana che inizia oggi in Italia non sarà intensa solo sul fronte politico, ma anche sui mercati. Pochi giorni fa lo spread era sceso sotto i 300 punti, record positivo negli ultimi nove mesi. Poi il ritorno di Berlusconi, lo strappo del Pdl e il differenziale tra Btp e Bund che è tornato a salire a 330 punti, non ancora un livello preoccupante ma una chiara inversione di tendenza. E i mercati non hanno ancora reagito alle dimissioni di Monti, anche se erano già preparati alla fine del suo governo. Eppure i media stranieri si interrogano su un possibile ritorno di sfiducia e speculazione. Alla partita contribuiranno i tanti appuntamenti della settimana. Mercoledì è in calendario un’asta di Bot annuali da 6,5 miliardi, giovedì toccherà ai Btp. Stesso giorno dell’Ecofin chiamato a trovare un vitale accordo europeo sull’Unione bancaria. Giovedi il summit Ue sulla futura governance dell’euro e il bollettino della Bce. Tutti elementi in grado di rinforzare o destabilizzare il quadro.
Dunque qualche timore sull’Italia torna. Con Monti che proprio oggi a Oslo, dove parteciperà alla consegna del Nobel alla pace alla Ue, rassicurerà i colleghi europei sulla tenuta del Paese. Eppure c’è chi anche a Roma, dentro e fuori al governo, non esclude che la richiesta di intervento della Bce e del fondo salva-Stati Esm, insieme formano lo scudo anti-spread, possa tornare di attualità. Ci si chiede come un governo dimissionario e senza maggioranza possa negoziare con l’Europa le condizioni per attivarlo. Condizioni che potrebbero anche essere pesanti, limitando fortemente la sovranità italiana e le scelte dei prossimi governi. Al Tesoro negano l’ipotesi. Lo stesso Monti è molto scettico. «Ma tutto dipende dai mercati», confessa il capo di un partito dell’ex strana maggioranza. E d’altra parte sabato al forum economico di Cannes prima delle dimissioni lo stesso premier aveva detto: «Sarei felice se nonostante le fibrillazioni l’Italia non dovesse chiedere lo scudo». Certo sarebbe una beffa che l’ammutinamento di Berlusconi vanificasse i sacrifici imposti da Monti proprio per evitare il tracollo, la cessione di sovranità e il traumatico arrivo della Troika.

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