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È scoppiata la guerra tra «band»

Il più vecchio è l’americano Joe Kennedy, 53 anni, fanatico di musica pop, ma anche capace di comporre canti gregoriani e pianista dilettante che da 30 anni cerca di suonare «perfettamente» la Rapsodia in blu di Gershwin. Il più giovane è lo svedese Daniel Ek, 30 anni, appassionato chitarrista da quando, a quattro anni, ricevette in dono il suo primo strumento. In mezzo c’è l’indiano Vic Gundotra, 44 anni, amante dei complessi electropop come Holy Ghost o Empire of the sun, mentre al cubano-americano Eddy Cue, 48 anni, piacciono cantanti più «classici» come Bruce Springsteen. Sono i quattro protagonisti di una “battaglia delle band” che sta agitando l’industria musicale a tutto vantaggio dei consumatori.
Personalizzazione
È la battaglia per la conquista del nuovo business della radio personalizzata online: una pacchia per gli utenti, che possono ascoltare gratis — o per pochi euro al mese — la propria musica preferita su pc, smartphone o tablet; e l’occasione, per chi la trasmette, di far soldi con la pubblicità mandata in onda o comunque fidelizzare chi è già cliente di altri servizi.
Quest’ultima è la logica di Apple e di Google, i colossi della Silicon Valley appena scesi in campo rispettivamente con iTunes Radio e Google Music, in concorrenza con le radio «pure» come Pandora e Spotify.
Il leader del mercato oggi è l’americana Pandora, che sotto la guida di Kennedy ha conquistato 200 milioni di utenti registrati di cui quasi 70 milioni attivi, tutti nei soli tre Paesi dove la radio — per motivi di copyright — è accessibile, Stati uniti, Australia e Nuova Zelanda. È stata la prima dot.com a offrire lo streaming di musica personalizzata: ogni ascoltatore può creare una lista di canali basati sui propri gusti, indicando quali sono i cantanti, compositori o generi amati; e può goderseli su qualsiasi apparecchio collegato a Internet, gratis se accetta interruzioni pubblicitarie oppure ininterrottamente pagando 3,99 dollari al mese o 26 l’anno. Ma il successo è venuto a caro prezzo, perché più ore di musica ascoltano i suoi clienti, più Pandora deve pagare i diritti d’autore: ha speso 55 milioni di dollari ovvero l’80% del suo fatturato nel trimestre finito lo scorso aprile per acquisire i contenuti.
Per questo le azioni di Pandora, quotate in Borsa da due anni, erano scese fino a meno della metà dei 16 dollari del prezzo dell’Ipo, ma quest’anno sono risalite quasi a quel livello grazie all’aumento degli introiti pubblicitari, in particolare quelli derivanti dall’ascolto «mobile», e all’aumento anche dei sottoscrittori a pagamento. Il problema dei diritti d’autore però resta e per risolverlo Kennedy ha annunciato la settimana scorsa una mossa solo apparentemente contro tendenza: l’acquisto di una stazione radio FM «terrestre», che trasmette in modo tradizionale. Questo genere di radio infatti paga diritti d’autore molto più bassi di quelli richiesti alle radio online. Possedendone una, Pandora pensa di ottenere anche per sé lo status di emittente «terrestre» e tagliare così i costi; ma deve fare i conti con l’associazione americana dei compositori, autori ed editori che non è d’accordo.
L’alternativa europea a Pandora è Spotify, fondata in Svezia da Ek insieme a Martin Lorentzon: ha 24 milioni di utenti attivi, soprattutto in Europa, ma da quasi un anno è attiva anche negli Stati uniti. Costa un pò di più — 4,99 euro al mese — nella versione senza pubblicità e per 9,99 dollari al mese offre anche l’opzione di scaricare la musica e sentirla poi senza essere collegati a Internet.
I due colossi
In autunno poi, con il nuovo sistema operativo iOS 7 per l’iPhone e l’iPad, arriverà iTunes Radio, che ha un pubblico potenziale di 300 milioni di utenti, tanti sono i clienti del negozio virtuale di musica, video e applicazioni creato da Cue. Lanciato nel 2001, iTunes aveva rivoluzionato il business musicale e tuttora rappresenta il 64% di tutti i brani scaricati e pagati sul mercato. Il suo contributo diretto al bilancio di Apple è relativo, solo 2,1 miliardi di dollari di fatturato, il 5,8% del totale, nell’ultimo trimestre. Ma è strategicamente importante perché i consumatori sono interessati a che cosa può fare uno smartphone o un tablet almeno tanto quanto al suo look. La nuova iTunes Radio promette, gratis o a un prezzo inferiore a Pandora e Spotify, una personalizzazione ancor più accurata, perché conosce già le abitudini dei clienti di Apple. E Cue è riuscito a negoziare con le case discografiche accordi favorevoli sui diritti d’autore.
Il rivale diretto di iTunes, Google Music — presentato da Gundotra durante la conferenza di maggio con gli sviluppatori — stranamente non segue la filosofia del tutto gratuito, che contraddistingue gli altri servizi legati al motore di ricerca su Internet. Dal 30 giugno infatti costa 9,99 dollari al mese. Si vanta di poter condividere la musica favorita con gli amici sul social network Google+, ma anche Pandora e Spotify sono collegati a Facebook e Twitter.
I giochi insomma sono tutti aperti e per gli ascoltatori c’è l’imbarazzo della scelta.

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