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È scontro sull’aumento dell’Iva il governo non garantisce lo stop fischi dei commercianti a Zanonato

S’infiamma la “battaglia” dell’Iva, a meno di tre settimane dal previsto rincaro dell’aliquota più alta dal 21 al 22 per cento. E’ bastato che il ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ammettesse nel corso del suo intervento all’assemblea della Confcommercio di non poter promettere la sterilizzazione del rincaro, che è scoppiata una pesante contestazione a base di urla e fischi dei commercianti inferociti. Incombe naturalmente la crisi economica, il calo dei consumi, gli otto aumenti dell’Iva in quarant’anni ricordati ieri dalla Cgia di Mestre, ultimo quello del 17 settembre del 2011 ad opera del governo Berlusconi, ma le risorse sono quelle che sono e il governo allarga le braccia. «Mi piacerebbe dire che non aumenteremo l’Iva, ma non lo posso fare», ha detto Zanonato e, appunto, giù fischi.

Toccherà al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni,dire la parola decisiva, cercando di recuperare i 2 miliardi per quest’anno che vanno sommati ai 4 dell’eliminazione dell’Imu sulla prima casa, chiesta a viva voce dal Pdl ed altro tema caldo dell’estate del fisco. Enrico Letta tenterà comunque di trovare un’intesa all’interno del governo: «La questione rimane aperta, difficile ma aperta», spiegava in serata il premier ai suoi collaboratori, ma al congresso della Cisl ha ripetuto che l’impegno dell’esecutivo è orientato sulla «priorità lavoro», sul vertice di Roma e sul consiglio europeo di fine mese. Del resto, al vertice di maggioranza di martedì scorso il punto Iva non è stato fissato tra i provvedimenti decisi.
Il pressing sul governo è molto forte e il leader della Confcommercio, Carlo Sangalli, ha illustrato la situazione con toni drammatici: «Un aumento del-l’Iva è benzina sul fuoco della recessione ». Il Pdl è sulla stessa linea: Gasparri (“Il governo dica subito no ad un aumento»), Brunetta (“Comprendo i fischi a Zanonato), Alfano (“Cerchiamo i soldi per evitare l’aumento”). Il sindacato vigila e come ha detto ieri il segretario della Cisl Bonanni «l’aumento Iva va evitato, ma non lo paghino i più deboli».
Più prudente la linea del Pd: il responsabile dell’economia Colaninno ha ripetuto che lo stop all’aumento è «prioritario», il ministro per i Rapporti con ilParlamento Dario Franceschini assicura che si farà «l’impossibile », mentre il segretario Epifani si limita a dire che «spera che non aumenterà e che bisogna aspettare». Più convinto di una soluzione in zona Cesarini il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, che tuttavia avverte: «Siamo impegnati ad evitarel’aumento, ma sarebbe inaccettabile colpire famiglie e imprese con l’aumento dell’Iva e poi eliminare l’Imu sulla prima casa di Zio Paperone».
Così si tenta una soluzione di mediazione che si potrebbe intrecciare con la riforma dell’Imu: il centrodestra dovrebbe rinunciare alla eliminazione totale della tassa sulla prima casa e accettare l’idea avanzata anche da Saccomanni di una sola «rimodulazione ». In questo modo, limitandosi ad un aumento della detrazione da 200 a 400 euro la spesa si ridurrebbe da 4 a 2 miliardi e comunque circa l’85 per cento dei contribuenti sarebbe esentato. Con il pagamento dell’Imu da parte del 15 per cento dei proprietari delle case di lusso si finanzierebbe il congelamento dell’Iva per quest’anno. Il resto sarebbe affrontato nella legge di Stabilità. Resta aperta anche la soluzione di un rincaro selettivo, tenendo conto che anche Bruxelles nelle recenti raccomandazioni sull’uscita dalla procedura di deficit eccessivo dell’Italia, ha chiesto una riduzione dei regimi agevolati dell’Iva: potrebbe essere lo spunto per un rimescolamento dei panieri per depotenziare gli effetti del rincaro sull’inflazione. L’altra ipotesi sarebbe quella di una manovra estiva di alcuni miliardi con rilancio della spending review, tagli alle detrazioni e deduzioni ridondanti, riduzione delle agevolazioni alle imprese.
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