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È scontro su Edipower: A2A pronta a liquidare Iren

di Cheo Condina e Simone Filippetti

È di nuovo scontro frontale su Edipower. Il dietrofront di Iren all'accordo con A2A si trasforma in un braccio di ferro a tutto campo con la municipalizzata torinese-genovese che minaccia di di uscire da Delmi, la scatola candidata a rilevare Edipower da Edison nell'ambito del divorzio tra Italia e Francia. Al termine di una giornata convulsa, Iren, il socio di minoranza che teme di finire schiacciato e fare solo il gregario, alza la posta in gioco; il socio forte A2A, accreditato di un 56% della nuova Edipower, concede tempo ma gioca al rialzo e fa balenare l'ipotesi di liquidare il partner scomodo.
Sta di fatto che l'assemblea di Delmi di ieri è rimasta aperta: si tratta a oltranza in attesa dei nuovi consigli di A2A e Iren convocati per oggi e per sabato con l'obiettivo di trovare una quadra. Dopo il burrascoso cda di Iren mercoledì sera, dove Enrico Salza e Alberto Clò avevano criticato pubblicamente il term sheet proposto dalla multiutility lombarda senza che i manager trovassero la convinzione per difenderlo fino in fondo, ieri mattina la palla è passata ad A2A che, supportata dai legali Bonelli Erede Pappalardo e Cleary Gottlieb, ha messo a punto una proposta migliorativa per Iren. Anch'essa, tuttavia, è stata rispedita al mittente: «È un passo in avanti, ma non ci soddisfa: non è escluso che usciremo da Delmi» ha tagliato corto Roberto Garbati, ad di Iren, forte del parere dell'advisor SocGen. A quel punto il consiglio di sorveglianza di A2A ha forzato la mano, deliberando di finalizzarla anche senza il coinvolgimento del socio. «Sono fiducioso che sabato si chiude, il mio auspicio è che lo si faccia con Iren perché sarebbe cosa buona. Altrimenti rileveremo la loro quota in Delmi, sono 105 milioni di euro", ha sintetizzato il presidente Graziano Tarantini. Ma la concessione di tempo segnala anche divergenze dentro la stessa multiutility lombarda: c'è una parte dell'azienda che non vuole la rottura con Iren anche perché farsi carico di tutta l'operazione Edipower non è banale visto che A2A già si vedrà gravata di ulteriore debito per 1,1 miliardi post-riassetto.
Se sulla governance tutto è filato abbastanza liscio e si è arrivati a un accordo, è sugli aspetti economici che è esploso il conflitto: la questione ruota attorno al tolling (in sostanza l'affitto delle centrali Edipower). Iren teme che, almeno nei prossimi due anni, il meccanismo si riveli oneroso per il proprio bilancio di azionista di minoranza (col 21%) e penalizzi meno A2A. Il ruolo del toller, finora di Edison, passerà infatti alle stesse A2A e Iren e i costi saranno distribuiti secondo una proporzione di 76% la prima e il 23% la seconda. Ma poiché A2A consoliderà Edipower linea per linea, si porterà in bilancio il 100% dell'Ebit della società mentre Iren dovrà sostenere costi, ancorchè limitati, senza benefici (i profitti, invece, saranno suddivisi comunque pro quota.
È anche vero che Iren non ha molta scelta e la sua sarebbe solo una strategia negoziale su cui stanno pesando oltremodo le divisioni interne. Uscire da Delmi e farsi liquidare da A2A significherebbe incassare circa 150 milioni di minusvalenze su Edison e doverne contabilizzare altre 120 sulla quota del 10% di Edipower.

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