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È scontro Rai-Ei Towers su Rai Way

«Il 51% di Ray Way deve rimanere alla Rai». Così il cda di Viale Mazzini ha risposto alle sollecitazioni arrivate dalla Consob sull’offerta di acquisto da parte di Ei Towers. Che ha risposto: l’offerta è valida e legittima.

È scontro tra Rai ed Ei Towers sull’opas targata Mediaset. Dopo il comunicato di Viale Mazzini che ha ribadito il paletto al 51% per la controllata Rai Way, Ei Towers è decisa ad andare dritta per la propria strada. In serata, la società del Biscione ha diffuso una nota per ribadire che l’offerta lanciata sul 100% di Rai Way «è pienamente valida e legittima». Nel comunicato la controllata di Mediaset si dice «convinta della valenza industriale del progetto». E rimarca che «non esiste alcuna norma di legge che imponga il mantenimento del 51% del capitale di Rai Way in mano pubblica». In sostanza, l’affondo di Mediaset su Rai Way si fonderebbe sul fatto che nell’articolato del Dpcm con cui è stato fissato il paletto invalicabile del 51%, non ci sarebbe alcun richiamo a tale soglia – che è contenuta, chiaramente, nelle premesse del provvedimento – e che tale asticella non sarebbe dettagliata all’interno del prospetto relativo alla quotazione di Rai Way. Dove, in verità, scorrendo le oltre 500 pagine del documento, viene richiamato il decreto e viene sottolineata con forza la non contendibilità della società che gestisce le infrastrutture e gli gli impianti di trasmissione della tv di Stato.
L’offerta di Ei Towers rischia dunque di trasformarsi in una battaglia a colèi di diritto. Anche perché nel pomeriggio Viale Mazzini aveva ribadito con un comunicato assai stringato, diffuso a Borsa chiusa, che il quadro normativo e regolamentare prevede che la Rai non possa scendere sotto il 51% della sua controllata Rai Way. L’offerta d’acquisto ufficializzata da Ei Towers martedì notte – stante il paletto minimo del 66,7% a cui la società del Biscione aveva subordinato il successo dell’operazione, riservandosi comunque un margine di modifica come sempre accade in questi casi – non disporrebbe al momento delle condizioni per poter andare avanti. «Con riferimento alla richiesta di informazioni della Consob, datata 25 febbraio – recita la nota di Viale Mazzini – il cda Rai ha rappresentato che, anche alla luce delle posizioni espresse dai competenti organi istituzionali, l’attuale quadro normativo e provvedimentale di riferimento, a cui Rai deve necessariamente attenersi e rispetto al quale non ha margini di autonomia per discostarsene, prevede il mantenimento in capo alla stessa del 51% del capitale sociale di Rai Way».
Nessuna bocciatura sul merito ma, come anticipato dal Sole 24 Ore il 28 febbraio, la puntuale ricostruzione di tutti i passaggi normativi che hanno portato alla valorizzazione di Rai Way. Nella lunga premessa della lettera – a cui nel weekend ha lavorato l’ufficio legale della Rai guidato da Salvatore Lo Giudice e che ieri è stata trasmessa all’Authority dopo un’ultima ricognizione, in mattinata, tra i consiglieri di Viale Mazzini -, la controllante richiama meticolosamente i tasselli che hanno determinato l’attuale assetto di Rai Way, a cominciare dal decreto Irpef (il 66 del 24 aprile 2014) che apriva alla possibilità per Rai di procedere alla cessione sul mercato di quote delle sue società «garantendo la continuità del servizio erogato», poi convertito con legge 89 del 23 giugno che, si ricorderà, nel confermare quella strada, aveva invece soppresso la parte del decreto in cui si accennava anche la facoltà di «cessione di partecipazioni strategiche che determini la perdita del controllo». Segno evidente di una precisa volontà del governo, non a caso ribadita nel Dpcm del 2 settembre in cui si fissa per l’azionista pubblico il paletto del 51% che rappresenta anche il cardine su cui (continuare a) far poggiare la convenzione attraverso la quale la Rai è concessionaria del servizio pubblico e in base alla quale Viale Mazzini, previa autorizzazione ministeriale, può avvalersi di società da essa controllate per l’espletamento dei servizi, come quelli cruciali svolti per l’appunto da Rai Way. Tale incastro, anche senza tirare in ballo il golden power – che, va ricordato, può essere esercitato laddove si determinino «situazioni di grave pregiudizio per gli interessi relativi alla sicurezza della rete e al funzionamento degli stessi» e che lo stesso ministro Padoan, intervistato dal Corriere della Sera, non a caso non ha citato limitandosi a rimarcare che il governo non vuole perdere il 51% – blocca quindi sul nascere l’offerta di Ei Towers.
Ora il boccino è nelle mani di quest’ultima che ha risposto in serata alla mossa della Rai. La presa di posizione di Ei Towers è coerente con quanto era emerso nei giorni scorsi stando ai rumors che arrivavano da Cologno Monzese. Dove dopo le prime sortite del sottosegretario Antonello Giacomelli e dello stesso premier Matteo Renzi che avevano ribadito il paletto del 51%, dal Biscione erano arrivati chiari segnali della volontà di andare avanti. «L’operazione è price sensitive, non si può parlare», aveva tagliato corto ieri nel pomeriggio il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri interpellato sull’operazione. Poi, in tarda serata, l’affondo.

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