Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

È scontro all’Opec niente tagli produttivi e il petrolio precipita

Come previsto, la fumata del 166° vertice Opec è nera.

Il cartello dei produttori che pesa per un terzo della produzione mondiale di petrolio, riunito a Vienna per una sedute tra le più importanti da anni, ha dato prova di impotenza al di là delle mancate decisioni prese. Solo un taglio netto dell’offerta di greggio avrebbe potuto contenere la caduta dei prezzi, che in cinque mesi ha portato via un terzo degli introiti Opec. Ma i 12 paesi membri, riporta una nota, «hanno deciso di mantenere la produzione a 30 milioni di barili al giorno». È prevalsa la linea attendista e di laissez faire dell’Arabia Saudita e degli altri paesi del Golfo Persico (non l’Iran, rivale dei sauditi), rispetto alle istanze di taglio dell’offerta di Venezuela ed Ecuador.
E mentre a Vienna si consumava la crisi del cartello sui mercati il tono ribassista si acuiva, fino a diventare crollo. Il barile light crude (Wti) a New York è sceso a 67,75 dollari, giù di quasi 6 dollari, minimi dal maggio 2010. A Londra il Brent ha ritoccato a 71,25 dollari i minimi da quattro anni.
Il tonfo ha pesato sulle azioni delle major: Total ha chiuso in perdita del 4,42%, Rds – 4,26%, Bp -2,94%, Eni – 1,96%. Il greggio ribassato allevia le pene dei paesi importatori e dei consumatori europei. Gli italiani vedranno la benzina limare un po’ dagli 1,71 euro al litro medi di ieri, benché la zavorra di accise e Iva non senta ribassi di sorta.
Ma la situazione destabilizza il quadro geopolitico. Lo dimostra il ribasso del rublo fino a nuovi minimi storici: circa – 2,5% e ormai a 48,60 sul dollaro e 60,69 sull’euro. Al bilancio pubblico di Mosca serve un greggio a 114 dollari per reggersi; e anche grazie al surplus del quarto trimestre 2014 il Cremlino lo ha rettificato a circa 90 dollari.
Comunque lontano dai prezzi attuali, e a ciò si somma il peso delle sanzioni di Usa e Ue per la crisi in Crimea. L’unica decisione presa ieri, a Vienna, è la nomina della prima donna al comando: il ministro nigeriano Diezani Alison-Madueke, che terrà l’incarico un anno e presiederà il prossimo vertice a giugno. Ma è difficile che domanda, offerta e prezzi mutino in sei mesi.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non è stata una valanga di adesioni, ma c’è tempo fino a domani per consegnare le azioni Creval ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un altro passo avanti su Open Fiber, la rete oggi controllata alla pari 50% da Cdp e Enel, per accel...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il «passaggio di luglio» con la fine del blocco dei licenziamenti per le imprese dotate di ammorti...

Oggi sulla stampa