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È salvo il lavoratore autonomo

di Debora Alberici 

Gli studi di settore non sono applicabili al lavoratore autonomo che dimostra di avere pochi clienti ai quali fattura l'intera prestazione. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 21856 del 20 ottobre 2011, ha accolto il ricorso del contribuente.

Consolidando l'orientamento inaugurato due anni fa e che ha ridotto drasticamente la portata applicativa degli studi, la sezione tributaria del Palazzaccio ha ricordato che in sede di contraddittorio il contribuente «ha l'onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli standard o la specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo in esame». Mentre la motivazione dell'atto di accertamento «non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell'applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente». L'esito del contraddittorio, tuttavia, «non condiziona l'impugnabilità dell'accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l'applicabilità degli standards al caso concreto, da dimostrarsi dall'ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici».

Nel caso specifico, l'autonomo, dopo aver ricevuto un accertamento Iva, Irpef e Irap, aveva adito la Commissione tributaria provinciale di Firenze contestando la pretesa tributaria.

I giudici avevano respinto, confermando l'atto impositivo. La decisione è stata confermata anche dalla Ctr toscana e ora la Cassazione, cui ha presentato ricorso il contribuente, ha ribaltato il verdetto.

Il lavoratore autonomo ha dimostrato di avere pochi clienti e di non poter quindi rientrare le range previsto dagli studi del suo settore. Non solo.

Il contribuente ha inoltre dimostrato di aver fatturato tutte le prestazioni eseguite. Due dati che, secondo Piazza Cavour, sarebbero sufficienti a disapplicare il metodo usato dal fisco.

Ma il sipario sulla vicenda no si chiude qui: gli atti torneranno a Firenze dove la Ctr, in diversa composizione, dovrà rivalutare l'intero caso. Anche la procura generale aveva sollecitato un epilogo favorevole la lavoratore.

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