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E Roma firma con Berna l’intesa fiscale sui capitali minisanzioni sui rimpatri ora agevolati dalla moneta

La Svizzera è un po’ meno Svizzera di un tempo. Contemporaneamente alla mini-tempesta finanziaria di ieri che ha portato allo sganciamento e alla rivalutazione del cambio del franco svizzero con l’euro, Berna ha raggiunto la fatidica intesa con l’Italia per lo scambio di informazioni bancarie. Una rivoluzione che apre un varco nel proverbiale segreto bancario elvetico e soprattutto spiana la strada all’operazione di rientro di capitali messa in piedi dal governo di Roma, la voluntary disclosure.

L’accordo con il governo svizzero è stato raggiunto ieri: Vieri Ceriani, consigliere per le questioni fiscali del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha annunciato che la firma del nuovo trattato avverrà intorno al 15 febbraio. La formalizzazione dell’intesa consentirà praticamente di cancellare la Svizzera dall’elenco dei paesi «black list» e di farla transitare verso la «white list». Questo passaggio, che la legge sul rientro dei capitali impone di realizzare entro due mesi dall’approvazione (cioè entro il 2
marzo), consentirà a chi detiene denaro in Svizzera illegalmente di far rientrare i capitali con alcuni vantaggi: sanzioni dimezzate rispetto alla condizione di «black list»; solo 5 anni accertabili (invece di 10 della «black list»); nessuna presunzione di detenzione all’estero di redditi non dichiarati.
La massa di capitali conservati all’estero dagli italiani è ingente: al netto dei 100 miliardi già «scudati» in passato, ci sono attualmente 150 miliardi nelle casse di banche straniere (soprattutto in Svizzera dove dovrebbe essere detenuto il 30-40 per cento dell’intero stock). Se alla sanatoria aderisse il 20 per cento degli interessati rientrerebbero circa 30 miliardi. Su questa cifra si pagheranno in parte Irpef e Irap con le normali aliquote e in parte le tasse sui rendimenti: si calcola in sostanza che il gettito per l’erario potrebbe aggirarsi intorno ai 5-6 miliardi.
A far «galoppare» il rientro dei capitali oltre agli sconti sulle sanzioni e allo «scudo » penale, interviene ora una sottile minaccia: il nuovo trattato sullo scambio di informazioni «a richiesta» consentirà all’Agenzia delle entrate di ottenere notizie su contribuenti italiani sotto osservazione da parte del Fisco (o su categorie di contribuenti in odore di evasione): fino ad oggi era possibile solo con l’intervento della magistratura e dunque in presenza di indagini molto avanzate e gravi. Tutto ciò sarà operativo nel giro di un anno-18 mesi: il tempo che i parlamenti svizzero e italiano ratifichino i trattati. Incombe tuttavia la data del 2017: allora diventerà operativo l’accordo europeo con Berna che prevede lo scambio automatico di informazioni bancarie. Dunque, come ha rilevato ieri il Tesoro, non c’è scampo: o si «patteggia» oggi oppure si corrono rischi grossi. A rendere ancora più conveniente il rientro dei capitali è la tempesta monetaria: cioè la nascita del superfranco svizzero rivalutato del 15 per cento. Far rientrare in Italia denari conservati fino ad oggi in franchi svizzeri e convertirli in euro è decisamente conveniente, con valuta forte si compra una valuta debole (l’euro ha perso il 5 per cento sul dollaro nel solo mese di dicembre dello scorso anno).
Senza segreto bancario la Svizzera perderà in parte un afflusso regolare e ampio di capitali che torneranno nelle patrie europee, la conseguenza è che avrà meno risorse per tenere basso il tasso di cambio con l’euro e dovrà rivalutare. Per l’Italia, almeno per ora, è una buona notizia.
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