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E per Monti ora scatta l’allarme Btp

LOS CABOS
— «È tempo che i tedeschi si rendano conto che con questo atteggiamento stanno devastando i mercati». Una fonte della delegazione italiana al G20, nel giorno in cui Obama tenta il tutto per tutto per scongiurare il peggio – prima un faccia a faccia con la Merkel, poi un summit con tutti gli europei –, confida la dura realtà del negoziato con la Cancelliera: non è disposta a concedere nulla, siamo al punto di partenza. Ma il tempo stringe e Monti adesso ha paura: «Il vertice di Roma di venerdì prossimo – è il ragionamento amaro del premier – è la nostra ultima occasione. Non possiamo permetterci rendimenti dei Btp così alti».
I titoli italiani, dopo una breve boccata d’ossigeno dovuta al risultato greco, hanno infatti di nuovo cominciato a crescere. E la Borsa è ormai in caduta libera. La paura del contagio spagnolo e i dati economici non incoraggianti hanno fatto schizzare lo spread a 464 punti (chiusura a 450) e gli interessi sui titoli a 10 anni oltre la soglia psicologica del 6%. Ora, a far tremare Monti, sono le prossime aste del debito italiano. Da qui alla fine dell’anno resta da collocare circa la metà di quei 450 miliardi previsti per il 2012. Ieri a fare i conti in tasca al Tesoro è stata la tedesca Bild, ricordando che «entro il 2014 l’Italia avrà bisogno di 670 miliardi di nuovi crediti per pagare i vecchi». Cifre mostruose, come quelle del debito pubblico. Cresciuto in termini assoluti, secondo l’ultimo Bollettino statistico della Banca d’Italia, al record di 1.948 miliardi di euro. Un soffio da “quota 2000”. I dirigenti di via XX Settembre hanno cerchiato in rosso, sul calendario, due date bollenti di giugno. Alla vigilia del Consiglio europeo l’Italia dovrà infatti andare di nuovo sul mercato il 26 offrendo Ctz e Btp, il 27 cercando acquirenti per i Bot. Con rendimenti che si prevedono crescenti, visto l’andamento dello spread.
Per questo il negoziato con la Germania è diventato febbrile. E sul tavolo l’Italia ha messo da ultimo la proposta di una tagliola automatica dello spread. Un meccanismo che dovrebbe
scattare quando i rendimenti superino una soglia prefissata, impedendo quella divaricazione tra Bund tedeschi e titoli pubblici dei paesi più esposti, come appunto la Spagna e l’Italia.
L’ipotesi è stata discussa a lungo da Monti e Hollande a palazzo Chigi la scorsa settimana. Scartata l’idea di affidare alla Bce – gelosa della propria indipendenza – l’obbligo di intervenire
sui mercati, si è affacciata la possibilità che sia il nascente Esm, il fondo salva-Stati, ad alzare il suo scudo protettivo. Magari dotandolo di quella licenzia bancaria che gli permetta di attingere alle risorse della Bce. Sono operazioni che, tuttavia, incontrano ancora la netta indisponibilità dei tedeschi. E il ministro Enzo Moavero, che sta seguendo la partita in prima persona, non vede al momento grandi spiragli.
Da qui il pessimismo di Monti. Per questo ieri la delegazione italiana a Los Cabos si è spesa a fondo affinché nel comunicato finale del vertice, che sarà reso pubblico oggi, fosse inserito il paragrafo 11. Un passaggio in cui si riconosce che quei paesi (come l’Italia e la Spagna) che «stanno adottando il Fiscal Compact», «insieme a politiche per la crescita» e alle «riforme strutturali» devono avere «costi di finanziamento sostenibili». Insomma, chi ha fatto i “compiti a casa” ha diritto a non essere strangolato da uno spread troppo alto. È una dichiarazione di principio, ma almeno è qualcosa.
In attesa di uno sblocco del negoziato con i tedeschi sul tavolo europeo, Monti ha aumentato il pressing sulla sua maggioranza. Barroso e Van Rompuy hanno infatti messo in guardia il premier: «Sarebbe un pessimo segnale se l’Italia arrivasse al summit di giugno senza aver approvato la riforma del mercato del lavoro». Monti è deciso ad agire senza indugi. «Se sarà necessario metteremo la fiducia », spiega un ministro. Nei suoi contatti con Roma il Professore ha avuto rassicurazioni da Pd e Pdl. Ma ha comunque voluto mettere in chiaro che «sulla riforma del lavoro ci giochiamo la credibilità accumulata finora». Un allarme che sembra aver raggiunto i suoi destinatari.

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