Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

E per molti istituti arrivano aumenti di capitale obbligati

«È un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l’umanità»: un noto banchiere italiano commentava così, ieri, divertito, il piano di valutazione dello stato di salute del sistema bancario dell’Eurozona annunciato dalla Banca centrale europea (Bce). In effetti, è solo un primo passo ma è anche l’allunaggio su un satellite inesplorato, l’Unione bancaria, che ha tutte le possibilità di aprire una nuova era – in teoria di stabilità – nel Vecchio Continente. Succede che la oltremodo criticata area euro si sta muovendo per affrontare uno dei maggiori punti deboli messi in evidenza dalla crisi degli anni scorsi. L’obiettivo – spiegato in termini inequivocabili dal presidente della Bce Mario Draghi – è doppio: costringere le banche a rimettersi sulle proprie gambe e, in parallelo, rendere trasparente il loro stato di salute in modo da convincere gli investitori privati a entrare nel loro capitale.
Il banchiere che cita Neil Armstrong sulla luna, Marco Mazzucchelli della Bank Julius Baer, definisce il primo obiettivo «de-zombificare il sistema bancario». Molti istituti di credito dell’Eurozona hanno un livello di crediti inesigibili, incagliati, problematici e di esposizioni di mercato superiore a quello che dovrebbero avere: hanno cioè un capitale insufficiente per proteggersi dai rischi che le loro attività comportano. La conseguenza è che non possono più svolgere la loro funzione principale, cioè prestare denaro alle imprese e all’economia, perché sono rimaste senza margini di manovra. Sono banche zombie. Le perizie che la Bce condurrà da novembre su 128 banche – compresa la simulazione di crisi significative di mercato (stress test) – vogliono esporre i punti deboli e spingere a correggerli, attraverso la ricapitalizzazione oppure con il ridimensionamento delle banche in difficoltà che lascerebbe spazio a quelle robuste e efficienti.
Il massiccio check-up che condurrà la Bce – un anno di lavoro che finirà nell’ottobre 2014 – ha un secondo obiettivo, che a Draghi giudica non meno rilevante: dare trasparenza al settore in modo che torni la fiducia e i privati ci investano di nuovo. E’ il modo scelto per rompere il circolo vizioso e distruttivo che ha operato negli ultimi tempi: le banche deboli entrano in sofferenza (magari a causa della recessione); devono essere salvate dagli Stati con denaro pubblico; di conseguenza gli Stati accrescono il debito; dunque peggiora il valore dei loro titoli pubblici; ma di questi titoli le banche stesse hanno le casseforti piene e quindi vedono deteriorarsi ulteriormente la loro situazione. Il meccanismo perverso è stato uno dei motori della crisi dell’Eurozona: occorre che le banche vivano senza l’intervento dello Stato.
Nei mesi e nelle settimane scorse, si è temuto che la verifica della Bce sulle banche favorisse un Paese – di solito si indica la Germania – a scapito di qualche altro. Ieri, il governatore della Banca d’Italia ha detto di non vedere questo pericolo per le 15 banche italiane coinvolte nel check-up: anzi, Ignazio Visco si è detto soddisfatto delle modalità con le quali la Bce condurrà le valutazioni, modalità simili, per rigore, a quelle utilizzate in Italia. La stessa Bce è stata attenta non esporsi a critiche di favoritismo e a impostare l’operazione trasparenza in modo prudente: le banche che hanno capitale inferiore a quello minimo richiesto dai regolatori – ha spiegato Draghi – dovranno risolvere il problema da sé, cioè rivolgersi prima ai propri azionisti e poi ai creditori; ma quelle che hanno i requisiti di capitale e però avrebbero bisogno di denaro fresco in caso di stress da crisi avranno tempo per ricapitalizzarsi prima ricorrendo al mercato e poi, se non bastasse, a denaro pubblico.
Lanciata la supervisione della Bce, ora per completare l’Unione bancaria dell’Eurozona mancano un meccanismo comune di risoluzione per salvare o chiudere le banche (Draghi chiede che i governi lo preparino per il 2015) ed eventualmente uno schema assicurativo europeo sui depositi bancari. Già da ieri, però, i banchieri sono avvertiti: o ci si adegua o si esce dal mercato. «La Bce non deve fare prigionieri», suggerisce Mazzucchelli.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa