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E partono i tagli alle Camere di commercio

C’è un tesoro chiuso nelle casseforti delle Camere di commercio. È fatto di partecipazioni societarie in porti e aeroporti. Autostrade, interporti, fiere. Per non parlare delle aziende speciali, con la loro capacità di «conquistare» e gestire fondi europei e regionali. È la chiave di queste casseforti che il governo Renzi pretende senza convenevoli. Nonostante le resistenze dei padroni di casa: le associazioni delle imprese che amministrano le Camere. 
Ieri sera l’ipotesi più temuta era la seguente: subito un taglio del 20 per cento ai diritti annuali pagati dalle imprese (si parla in media di 109 euro, quindi lo sconto varrebbe poco meno di 22 euro, ma bisogna tenere conto che il diritto massimo può arrivare a 40 mila euro). Poi la riforma vera e propria delle Camere all’interno di un disegno di legge. Ma alla fine anche il taglio dei diritti annuali potrebbe essere inserito nella delega, se non altro perché sarebbe complesso giustificare l’urgenza dell’intervento.
Il sistema delle Camere di commercio ha 78 partecipazioni in fiere, 31 in mercati agroalimentari, 95 in aeroporti, 30 in porti, 96 in strade, autostrade e così via elencando.
Prendiamo gli aeroporti. Quello di Firenze è partecipato al 15% dalla Camera della stessa città e al 5% da quella di Prato. La Camera di Verona controlla il 27,73% dell’aeroporto Catullo. La Camera di Catania ha il 37,7% dell’aeroporto Fontanarossa. Se si tiene conto che hanno quote anche la Camera di Siracusa e quella di Ragusa (entrambe al 12,5%) lo scalo è controllato dal sistema camerale. Per non parlare dell’aeroporto di Cagliari, per il 94,3% nella mani della Camera del capoluogo sardo.
Altro capitolo: le fiere. La Camera di commercio di Milano è coinvolta, insieme con le associazioni delle imprese del territorio, nella governance della fondazione Fiera Milano. Fondazione che a sua volta ha la maggioranza assoluta di Fiera Milano spa oltre a essere socia di Arexpo, società che ha il compito di gestire e valorizzare le aree dell’esposizione universale. A proposito di Expo, la Camera di commercio di Milano detiene il 10% della spa che gestisce l’evento. A Roma, per continuare con le fiere, la Camera detiene il 58,54% di Investimenti spa, società che gestisce il sistema fieristico della capitale. Mentre la Camera di Firenze arriva al 28,67% della fiera cittadina.
Per parlare di strade e autostrade, un esempio per tutti: il progetto della Brebemi non sarebbe mai decollato senza il contributo delle Camera di Milano, Bergamo, Brescia e Cremona. Poi ci sono le partecipazioni «culturali». Nobili, ma anche onerose. La Camera di Milano partecipa con tre milioni alla fondazione Teatro alla Scala.
Non serve andare oltre per rendersi conto che il ruolo nelle Camere sul territorio è capillare e rilevante sul piano economico. Certo, ci sono anche partecipazioni non così strettamente legate alla missione di una Camera di commercio. Per dirne un paio, la camera di Roma possiede il 91% del centro ingrosso fiori della capitale mentre la camera di Firenze detiene l’8,7% della Centrale del latte di Firenze, Pistoia e Lucca.
In tutto le Camere sono 105. Intenzione del governo sarebbe ridurle a 20, una per regione. Con un vincolo: vendere buona parte delle partecipazioni. E ridurre l’attività delle aziende speciali. Anche qui parliamo di attività non trascurabili. Sempre a Milano, aziende speciali come Formaper (formazione) e Promos (internazionalizzazione) hanno proventi propri — in gran parte fondi Ue o regionali — pari rispettivamente a 6 e 19 milioni.
Che cosa pensano le associazioni delle imprese del programma del governo? Confindustria è favorevole alla revisione e ridimensionamento del sistema. Ritiene che il rapporto costi-benefici sia svantaggioso per le imprese. Si oppongono alla dieta forzata del governo Renzi, invece, le altre associazioni. In particolare, quelle che fanno parte di Rete imprese Italia. Tutte sono d’accordo sul fatto che 20 camere sono troppo poche.
Da non trascurare, sullo sfondo, i litigi tra associazioni sul sistema di governance attuale (vedi il caso della Camera di Roma, balcanizzata dai contrasti interni). Confindustria ha di recente conquistato la presidenza di Firenze ed è tornata a quota 34 Camere. Ma Confcommercio la supera, con 37. Gli industriali sono convinti di non pesare abbastanza. Di qui un contrasto non ricomposto. Che gioca a favore della riforma del governo.

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