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È partito il grande Qe all’europea

È andata bene, secondo fonti della Banca centrale europea, dal punto di vista delle quantità, la prima giornata di acquisti di titoli pubblici, il cosiddetto quantitative easing (Qe), atteso da mesi e finalmente varato dal consiglio nelle riunioni di gennaio e della settimana scorsa. La seduta di ieri ha anche visto un calo di fino a 9 punti base del rendimento dei titoli dei Paesi del “cuore” dell’eurozona, fra cui i Bund tedeschi, un risultato significativo, secondo le stesse fonti Bce, ma che non necessariamente deve essere attribuito solo all’avvio del Qe, dato che altri fattori, fra cui la crisi greca, possono aver influenzato i prezzi. La Bce ha annunciato l’inizio delle operazioni ieri mattina su Twitter.
Secondo fonti di mercato, gli acquisti più evidenti sono stati sul debito di Germania, Italia, Francia e Belgio. Per le stesse fonti, le operazioni, che sono condotte per la più parte dalle banche centrali nazionali, sono avvenute su importi piccoli su ogni titolo acquistato. La Bce ha dichiarato di voler intervenire nel modo più neutrale possibile lungo la curva dei rendimenti, in modo da evitare distorsioni al mercato.
L’istituto di Francoforte si propone di acquistare 60 miliardi di euro di titoli al mese almeno fino al settembre 2016, o comunque fino a quando l’inflazione, oggi negativa, a -0,3%, sia tornata su un percorso di «aggiustamento sostenuto» verso l’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%: un obiettivo che, secondo le previsioni della stessa Bce, diffuse la scorsa settimana, potrebbe essere raggiunto nel 2017, quando gli economisti di Francoforte lo collocano a 1,8%. Una previsione ottimista, secondo molti economisti di mercato, dato che nel 2015 l’inflazione dell’eurozona sarà a zero. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha sottolineato nella conferenza stampa dopo la riunione del consiglio a Cipro, giovedì scorso, che la stima dipende dalla «piena realizzazione» delle misure annunciate. La Bce ha calcolato l’impatto del Qe sull’inflazione secondo diversi modelli, ma seguendo le tecniche adottate dalle altri grandi banche centrali nazionali che hanno già realizzato acquisti di titoli pubblici, e sostiene di aver utilizzato valutazioni piuttosto prudenti.
I 60 miliardi di euro mensili comprendono anche gli acquisti già iniziati di titoli cartolarizzati (Abs) e obbligazioni bancarie garantite (covered bond), che nei mesi scorsi hanno assommato a 12 miliardi di euro mensili per i primi e 1 miliardo per i secondi. Di solito questi importi vengono fissati all’inizio del mese, in quanto si tratta di mercati più piccoli. Resterebbero quindi circa 47 miliardi di euro da comprare, fra titoli del debito pubblico dei 19 Paesi dell’eurozona e obbligazioni emesse da 14 istituzioni sovranazionali europee e agenzie nazionali. La Bce si è lasciata una certa flessibilità sul raggiungimento dell’importo prefissato ogni mese per gli acquisti, ma prevede di non discostarsi molto dall’obiettivo.
La banca di Francoforte pubblicherà il lunedì di ogni settimana l’importo complessivo degli acquisti della settimana precedente e ogni mese la vita residua dei titoli acquistati, Paese per Paese. I titoli interessati sono quelli fra i 2 e i 30 anni di vita residua, che abbiano un rendimento alla scadenza superiore al tasso dei depositi bancari presso la Bce, ora a -0,20%. Le fonti della Bce hanno rivelato che già oggi sono stati acquistati titoli a rendimento negativo.
Il principale elemento che la Bce prenderà in considerazione nel valutare l’andamento del piano sono i dati sull’inflazione mensile (anche la cosiddetta inflazione di base, depurata degli elementi più volatili come prezzi dell’energia e degli alimentari) e le aspettative sull’inflazione futura, che dopo il varo del Qe sono risalite.
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