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E ora il Tesoro punta su due matrimoni: Bpm-Banco popolare e Ubi-Montepaschi

MILANO. Lo spavento borsistico di settimana scorsa ha aumentato la pressione del governo e della vigilanza sulle banche italiane, perché si fondano tra loro risolvendo alcune situazioni di vulnerabilità. «Se c’è una cosa buona nel corto circuito tra Bce, investitori e azioni bancarie dei giorni scorsi, è che le istituzioni hanno capito che non c’è da scherzare, e non c’è un minuto da perdere», dice un banchiere italiano dietro le quinte.
Mercoledì scorso la caduta dei titoli bancari più fragili ha rischiato di innescare una crisi di fiducia su investitori e clienti. Mentre i grafici scendevano, i vertici di Tesoro, banche e Bankitalia si confrontavano con nuove consapevolezze. Da allora le dichiarazioni di Matteo Renzi sull’esigenza di concretizzare le fusioni, che il governo cerca di stimolare da un anno, sono aumentate. E anche la moral suasion è aumentata: nelle prime ore perseguendo un complesso ménage à trois aggiungendo Mps a Ubi-Bpm. Ma l’ad della banca milanese Giuseppe Castagna è contrario allo schema: «Io di fusione a tre non ne ho mai parlato. Le strade sono due e sono quelle», ha detto lunedì. Milano deve scegliere se fondersi alla pari con Banco popolare, o andare “sotto” l’Ubi di Bergamo e Brescia che capitalizza più di lei. La scelta, però, nelle ultime ore la sta suggerendo il governo, che ha care le sorti di Mps di cui il Tesoro è anche azionista con un 4%. Il Monte, si sa, ha un fardello di 25 miliardi di crediti in sofferenza, e per questo dal 26 luglio scorso la Bce ha intimato alla banca di trovarsi un partner solido. Gli avvenimenti di queste ore rendono più perentorio l’invito. Si può scommettere che se ne parlerà oggi a Roma, dove sono attesi Castagna e l’ad di Ubi Victor Massiah, i due pivot cui spettano le mosse. Negli incontri dei due banchieri tra i palazzi romani, si dovrà capire quanto sia fattibile la fusione a tre o una più probabile fusione tra Bpm e Banco Popolare, così da riaprire per Ubi il dossier senese (Mps) squadernato un anno fa. Certo, la banca guidata da Massiah capitalizza due volte il Monte, e uno scambio in carta penalizzerebbe i soci senesi; ma a questo punto della partita è difficile andare per il sottile. Ieri la Borsa ha premiato quasi tutti gli attori: Ubi +8,5%, Mps -3%, Bpm +2,54%, Banco popolare +6,2%.
La ricerca della fusione perfetta tra i maggiori banchieri li ha forse un po’ estraniati dall’asta per le quattro “nuove” Banca delle Marche, Etruria, Cariferrara, Carichieti, salvate il 22 novembre dal Fondo di risoluzione. Senza entrare nel dettaglio dei nomi per motivi di riservatezza, le banche ponte in una nota hanno definito «più che soddisfacente » l’esito della prima tornata, che ha permesso «la mappatura di operatori nazionali e internazionali interessati». Dietro le quinte sembra chiaro che l’elenco dei potenziali compratori sia più ricco di fondi anglosassoni che di istituti attivi in Italia. A quanto si apprende, solo due banche domestiche si sono fatte avanti: Banca popolare dell’Emilia per la Nuova Cariferrara e Popolare di Bari per Carichieti. Stretta contiguità geografica, cosa che non si può dire dei grandi fondi Oaktree, Apollo, Lone Star, Bc Partners,Blackstone, Centerbridge, tutti specializzati più nel gestire crediti deteriorati che non banche vere e proprie. Per questo gli stessi nomi potrebbero farsi avanti per comprare Rev, la bad bank delle quattro banche ponte che ha accolto loro sofferenze per 8,5 miliardi svalutate dell’82%. La Commissione europea ha imposto di chiudere la vendita entro l’estate. Si ragione su un valore complessivo attorno a 1,8 miliardi di euro, e il polo presieduto da Roberto Nicastro terranno per «elementi positivi di valutazione la presentazione di offerte per tutte e quattro le good banks e l’attenzione ai territori».
Fuori dal risiko (sempre che non le tocchi una parte obtorto collo) Intesa Sanpaolo ieri ha convocato l’assemblea straordinaria per il 26 febbraio per votare le modifiche statutarie utili a passare dal doppio cda alla governance “monistica”: un solo consiglio che incorpora le funzioni di controllo. La banca non ha ancora avuto l’ok Bce alla nuova bozza di statuto, ma stima che l’iter «possa concludersi nei prossimi giorni».
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