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E ora conviene assumere i contratti in pianta stabile costano 8 mila euro in meno

Dal prossimo 1° gennaio un imprenditore che vorrà assumere un nuovo dipendente avrà tre principali opzioni contrattuali di fronte a sé: un contratto a tempo determinato; un contratto da co.co.pro; e il nuovo contratto a tempo indeterminato, scontato di contributi e Irap per tre anni (ma con articolo 18 depotenziato quando sarà approvato il Jobs act). Ebbene dal punto di vista economico il nuovo contratto a tutele crescenti costerà il 26 per cento in meno rispetto all’attuale assetto normativo, fiscale e previdenziale. Ma c’è di più: il nuovo contratto a tutele crescenti, a parità di retribuzione, costerà il 36,9 per cento in meno rispetto ad un contratto a tempo determinato e il 22 per cento in meno rispetto ad un co.co.pro.

L’elaborazione, eseguita dalla Uil servizio politiche territoriali, prende in considerazione un lavoratore medio con uno stipendio lordo annuo di 22 mila euro (1.692 euro mensili lordi). Insomma il nuovo contratto a tutele crescenti sarà molto più appetibile per i datori di lavoro rispetto a forme precarie come il tempo determinato e il co.co.pro.
Sul nuovo contratto a tutele crescenti si sommano infatti due benefici. Il primo è costituito dagli sgravi contributivi Inps introdotti dalla Stabilità 2015 che consistono in un abbattimento totale dei contributi a carico dei datori di lavoro per 3 anni per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore disoccupato da sei mesi. Il secondo vantaggio è costituito dal completo scorporo del costo del lavoro dall’imponibile Irap (già tagliato in parte dal governo Prodi) introdotto con la legge di Stabilità.
Lo stipendio lordo di 22 mila euro, preso in considerazione dal rapporto Uil, corrisponde ad un costo a carico delle aziende per ciascun nuovo assunto pari a 31.790 euro: con gli sconti il costo scenderà a 23.453 euro con un abbattimento del 26,2 per cento, pari a 8.337 euro. Sarà invece più cara un’assunzione a tempo determinato che non beneficerà né dello sconto Irap né tantomeno di quello contributivo: il costo di questo lavoratore sarà di 32.098 euro cioè del 36,9 per cento in più di un contratto a tutele crescenti. Per quanto riguarda la terza opzione, cioè il co.co.pro., sarà più sconveniente del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, ma solo del 22 per cento.
Resta, però, il nodo relativo alla nuova maggiore flessibilità nei licenziamenti, che verrà introdotta con gli imminenti decreti attuativi del Jobs act, che anche nei casi di acclarata illegittimità prevede il solo risarcimento economico. Infatti l’azienda che accede ai contratti «scontati» in caso di licenziamento dopo un anno potrebbe avere vantaggi pari 1.000 che salirebbero a 12 mila euro dopo tre anni. «Più che un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti con le nuove regole del Jobs act siamo in presenza di un contratto a tempo determinato incentivato», commenta Guglielmo Loy, segretario confederale Uil che chiede un «tagliola » per evitare vantaggi indebiti da parte delle aziende.
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