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E Monti infastidito dalle critiche incassa la promozione dei mercati “Non vedono che siamo credibili?”

Mario Monti vive con un certo fastidio le critiche che da giorni piovono addosso alla Legge di stabilità. Ne parlerà la prossima settimana ai leader della maggioranza. Con Alfano, Casini e Bersani sono in programma contatti, forse incontri. Di certo il premier vedrà Silvio Berlusconi: con lui doveva pranzare mercoledì scorso, ma un’influenza ha costretto il Cavaliere ad Arcore facendo saltare il faccia a faccia che a breve (compatibilmente con le agende dei due commensali) verrà recuperato. Ma ieri ad attirare l’attenzione del premier è stato Bersani, con il suo attacco alla manovra condito da un perentorio «basta scherzare».
Non è un caso che parlando all’assemblea dell’Anci a Bologna Monti abbia insistito sul fatto che il governo con interventi anche «brutali» abbia evitato «l’abisso» e che la crescita arriverà grazie alla sua opera. Ma con i leader di maggioranza sarà ancora più esplicito. «Non si sono accorti di quanto sta scendendo lo spread?», andava ripetendo ieri ai collaboratori più stretti. Certo, che il differenziale tra Btp e Bund sia ai minimi dal giugno 2011 lo si deve anche al contesto europeo, vedi Spagna, ma per Monti il merito è anche del suo governo che ha riportato l’Italia sui binari della sostenibilità e della credibilità. «Come possono continuare a criticarci e a dire che serve crescita dopo tutto quello che abbiamo fatto?», è la domanda che si pone un Monti infastidito dal tiro al piccione sulla manovra che tanto sa di campagna elettorale. La manovra, garantisce il premier, oltretutto «rassicura mercati, Commissione europea, Bce, Fondo Monetario e Ocse».
Irritazione a parte, il governo non vuole farsi trovare impreparato alla battaglia parlamentare in arrivo sulla Legge di stabilità. Ieri il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha riconosciuto che «saremo aperti alla discussione». Da Palazzo Chigi fanno sapere che tocca ai partiti mettere nero su bianco le loro richieste «migliorative ». Ma è ovvio che su alcuni punti Monti e Grilli – in queste ore in stretto contatto – saranno più propensi a cedere che su altri. Ad esempio, strada facendo a Chigi e al Tesoro riconoscono che sulle prestazioni sociali ci sono tagli particolarmente indigesti. E su questo a Via XX Settembre lavorano per trovare coperture alternative in modo da dare soddisfazione alla maggioranza. Resta il nodo della retroattività dei tagli alle agevolazioni fiscali. Ieri Grilli spiegava che per sventarli «serve un miliardo ». L’aut aut che sarà posto ai partiti è: se salta la retroattività slitta al 2014 il taglio alla seconda aliquota Irpef. Scambio che il governo accetterà solo se costretto dai partiti facendo ricadere su di loro la responsabilità della parziale rinuncia al taglio delle tasse. E già da ora dall’esecutivo in molti pronosticano che dopo aver concordato un emendamento con alcune modifiche (comunque non devastanti per l’impianto della manovra) da Palazzo Chigi caleranno l’asso della fiducia per mettere i partiti alle corde.
Oggi intanto Monti vola a Bruxelles per il summit europeo. Ieri il ministro Moavero, anticipando le riforme Ue che chiederanno di coinvolgere i Parlamenti nei negoziati continentali, per la seconda volta ha informato le commissioni di Camera e Senato (sei in tutto) sui lavori. Il tema sarà quello dell’Unione bancaria, con Italia e Francia che puntano a un via libera per fine anno alla supervisione unica Ue sugli istituti di credito in modo da sbloccare gli aiuti per le banche spagnole (la Germania frena). Un negoziato che si interseca con il salvataggio vero e proprio della Spagna. Su questo punto – così come sulla Grecia – nessuna decisione arriverà dal summit. Ma se ne parlerà. Madrid si è convinta del grande passo e negozia con Bruxelles (e Berlino) l’accesso allo scudo anti-spread ma teme condizioni punitive. La Merkel invece non vuol far votare al Bundestag un altro pacchetto di salvataggio: potrebbe essere bocciato compromettendo il suo futuro politico. Si studiano alternative, come la presentazione di un unico maxi-pacchetto di aiuti che comprenda Spagna, Grecia (che dovrebbe ricevere i sospirati due anni in più sul risanamento) e Cipro in modo da mettere con le spalle al muro i deputati tedeschi: bocciarlo vorrebbe dire affondare l’euro. Ma la partita è tanto intricata che in queste ore più di governo confessa che di non sapere come andrà a finire. A Bruxelles si parlerà anche del rapporto sul futuro dell’Unione, con l’Italia che aspetta di capire l’esatta portata delle novità proposte da Hermann Van Rompuy. Intanto le conclusioni del summit confermano le richieste italiane sulla crescita passate a giugno e ora in fase di attuazione.

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