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E l’Fmi avverte l’Italia “Servono venti anni per riavere gli occupati come prima della crisi”

Vent’anni per tornare come eravamo: per recuperare il livello di occupazione del periodo pre-crisi, l’Italia dovrà aspettare quasi due decenni. A delineare questa sorta di “2035, ritorno al futuro” è il Fondo Monetario internazionale, che nel suo ultimo rapporto sull’area euro gela le aspettative di chi puntava su una risalita in tempi rapidi.
Per l’Italia e per il Portogallo – assicura il Fondo – non sarà così, ci vorranno venti anni per risalire la china; andrà meglio per la Spagna che dovrebbe rimontare entro un decennio, ma l’ Europa in generale resta vulnerabile: il suo livello di disoccupazione è “alto” e probabilmente tale resterà per un altro po’, tanto da temerne gli effetti sulle generazioni future. Difficilmente riusciranno a mettere a frutto le competenze acquisite: rischiamo di crescere una “lost generation”, una generazione perduta, avverte l’Fmi. Certo, l’area dell’euro si sta rafforzando , ammettono gli analisti, e “i rischi sono più equilibrati rispetto al passato”, ma nel medio termine la crescita potenziale resta ancorata all’1,6 per cento: un margine troppo stretto per garantirci dal pericolo della stagnazione. Fra i rischi superati, il Fondo considera invece quello relativo ad un possibile contagio da crisi greca. «L’esposizione diretta delle economie dell’Eurozona è relativamente piccolo» ma «nel medio periodo serve un’architettura più solida dell’area euro» ha commentato il vicedirettore dell’Fmi Pradhan.
Ad Atene – in attesa che la Borsa, chiusa da fine giugno possa riaprire – ieri intanto sono tornati i rappresentanti della Troika, pronti a riprendere le trattative sul nuovo piano di aiuti. Ma i negoziati non si presentano facili, visto che ora si passerà all’esame della situazione finanziaria del Paese, guardando anche a pensioni, relazioni sindacali e agli altri temi concordati con l’Eurozona .
Al di là del piano greco, tornando all’Italia, il Fondo avverte anche che i l tasso naturale di disoccupazione (considerato ad inflazione stabile) resterà più alto di quello già visto durante la crisi. La Cgia di Mestre fa notare che negli anni della crisi sono stati spazzati via 932 mila posti di lavoro; il ministero del Lavoro precisa però che fra i nuovi assunti dall’inizio dell’anno stanno aumentando i contratti a tempo indeterminato (che comunque non vanno oltre il 20 per cento del totale): certo è ,che la strada è ancora lunga. Per accelerare i tempi l’Fmi ci dà alcune raccomandazioni: rendere più efficienti il settore pubblico e la giustizia civile; migliorare il sostegno alla ricerca di lavoro e al training, decentralizzare la contrattazione salariale e aumentare la competizione sui mercati di prodotti e servizi. Ma dal ministero dell’Economia arriva una nota che smentisce la stima dei venti anni : «L’Fmi non tiene conto delle riforme già adottate».
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