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E i leader europei vanno in processione da Mario “Non puoi uscire di scena, resti una garanzia”

OSLO — «Mario, adesso cosa succede in Italia? Davvero pensi di uscire di scena così?». La domanda risuona più volte nella saletta al primo piano del Gamle Logen (la residenza ottocentesca che prima di diventare un palazzo da cerimonie è stata sede della massoneria) dove il primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg, ha messo intorno a un tavolo la dozzina di leader europei volati fino a Oslo per il Nobel all’Ue.
Da Hollande a Merkel, da Van Rompuy a Barroso, dal tedesco Schulz, il presidente del Parlamento che si è scagliato domenica contro Berlusconi, all’irlandese Enda Kenny. Tutti chiedono lumi al premier italiano.
Sono rimasti scioccati da quell’annuncio di dimissioni che non si aspettavano così presto e che domina le edizioni dei notiziari nei loro rispettivi paesi. La preoccupazione, durante l’ora e mezza di colazione riservata, è unanime e viene in un certo modo confermata dallo stesso Monti al termine dell’incontro: «Se sono preoccupati? Non posso rispondere proprio io, mi sembra più corretto chiederlo ai diretti interessati». Soprattutto c’è stupore per l’eterno ritorno del Cavaliere, per quel passato che non passa e che fa rivivere alle Cancellerie l’incubo di un’Italia che deraglia, che mette a rischio l’intera eurozona: «Ma gli italiani gli chiedono con apprensione possono davvero ridare la maggioranza a Berlusconi?». Lo stesso allarme che solo pochi mesi fa l’ambasciatore americano a Roma Thorne aveva manifestato incontrando proprio il Cavaliere.
Sono in ansia e rivolgono lo sguardo all’ospite venuto da Roma. Tanto che Stoltenberg, dopo aver dato la parola prima a Hollande
e poi a Merkel, si rivolge a bruciapelo al premier italiano: «Caro Mario, adesso aspettiamo di sapere da te cosa succederà in Italia». E Monti parla, prova a rassicurarli sulle elezioni spendendo l’unica moneta che a quel tavolo abbia un qualche valore: chiunque vinca, «l’Italia ha sottoscritto degli impegni vincolanti che nessuno può disattendere ». E poi «gli italiani sono maturi, hanno capito chi vende promesse irrealizzabili». Ormai il sentiero è tracciato. Anche plasticamente, nella sala dove viene consegnato il Nobel, Monti la mattina era seduto esattamente dietro la Merkel e davanti a Mario Draghi, con il quale ha avuto un breve colloquio: ovvero la Germania e la Bce, le due bitte alle quali il premier italiano ha assicurato la sua nave.
Cos’altro dica Monti sul suo impegno futuro a quel pranzo non è chiaro, si sa tuttavia che i colleghi gli chiedono insistentemente di non abbandonare la scena. «In qualunque veste tu decida, non sta a noi dirlo, ma sarebbe bene che il tuo impegno non venisse meno». Eppure qualcosa trapela indirettamente dalle parole di Francois Hollande. Intervistato dalla Reuters, il presidente francese si lascia infatti sfuggire una frase sibillina. Le dimissioni da palazzo Chigi, sostiene Hollande, «nell’immediato sono un peccato, ma tra un mese o due apparirà chiaro che Monti è in grado di entrare in una coalizione o di proseguire per rendere stabile l’Italia». Entrare in una coalizione. Proseguire. Hollande sta riferendo una notizia ascoltata durante la colazione di lavoro? O sta semplicemente dando voce alle speranze dei partner europei? In una successiva intervista il capo dell’Eliseo aggiunge tuttavia un altro tassello che farebbe propendere piuttosto per la prima ipotesi: «Monti? Non l’ho trovato abbattuto ma, al contrario, con la voglia di battersi per il suo paese. L’ho visto più sul piede di guerra che in disarmo». Più «mobilisé» che «disarmé». Chiaro che a parlare è qui il presidente francese più che il leader socialista, lo stesso che ha annunciato di volersi complimentare con Bersani per la vittoria alle primarie. Ma la Francia ha perso quest’anno la tripla A del rating, tutti gli indici – dalla produzione industriale al Pil, dal debito alle esportazioni – sono negativi. E l’Eliseo sembra non avere molta fretta di rinunciare a Monti, visto come una garanzia che un’eventuale crisi italiana non trascinerà a fondo anche la Francia. La Merkel è sulla stessa lunghezza d’onda e fa sapere, attraverso il portavoce, di aver sempre «lavorato bene» con il collega italiano e di averne in passato più volte «lodato il lavoro ». Entrambi, Merkel e Hollande, finito il pranzo allargato prendono insieme da parte il premier italiano. È un vertice informale, è la prima volta che Monti si ritrova faccia a faccia con i suoi alleati europei più stretti da quando – quarantotto ore prima – ha annunciato a sorpresa le dimissioni. Un colloquio al termine del quale Hollande si allontana soddisfatto e sorridente: «L’ho trovato mobilisè».

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