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È fuga dal rischio, vola lo spread

di Luca Davi

Torna l'allarme spread sul mercato obbligazionario italiano. Complice il lungo tira e molla sulla manovra di ferragosto, ieri il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e quelli tedeschi di pari durata si è allargato progressivamente fino a 374,9 punti base dai 331 di venerdì: un livello che non si registrava dallo scorso 5 agosto e che aveva spinto la Bce a intervenire con acquisti massicci di BTp a medio e lunga scadenza. Il rendimento del decennale si è spinto ieri sino al 5,58% contro il 5,29 per cento della chiusura di venerdì.

Dietro al rally dello spread si nasconde un mix di motivazioni. A pesare è anzitutto il timore che l'Italia non tenga fede agli impegni presi sul fronte del risanamento dei conti pubblici e del pareggio di bilancio. Le incertezze che stanno segnando il percorso di approvazione della manovra finanziaria (e la relativa copertura) sono motivi per alleggerire portafogli già sufficientemente stressati. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che, pur in un contesto di chiusura di posizioni su tutti i Paesi periferici, le vendite sull'Italia siano state le più pesanti: ieri lo spread tra BTp e Bonos è stato pari a 36 punti (si veda commento a lato). Come dire che il debito del nostro Paese appare più rischioso di quello spagnolo agli occhi degli investitori.

In una giornata segnata da volumi ridotti, come quella di ieri, è bastata una manciata di ordinativi di vendita per deprimere i prezzi dei titoli e far schizzare i rendimenti. Vendite che sarebbero scattate, secondo alcuni rumors, anche da parte di alcuni investitori istituzionali italiani. Il tutto nonostante il programma di acquisto della Banca centrale europea sia apparentemente proseguito. Dopo essere intervenuta in mattinata, l'Eurotower avrebbe indirettamente ripreso gli acquisti con maggiore incisività nel pomeriggio (la stima complessiva di alcuni operatori è di circa 450-500 milioni di euro), determinando una temporanea flessione dello spread a quota 365. Ma l'effetto è durato poco. Tanto che il differenziale è ritornato subito verso area 370. Una corsa che ha spinto qualche osservatore a ipotizzare che la Bce abbia allentato i suoi interventi per aumentare il pressing sul governo italiano. A poco, peraltro, è servito sapere, come è stato reso noto nel pomeriggio, che la scorsa settimana la Bce abbia acquistato titoli di Stato sul mercato secondario per 13,3 miliardi di euro. Più del doppio rispetto ai 6,6 miliardi della settimana precedente.

Il rischio-Italia spiega però una parte del problema. Ad aver favorito l'allargamento del differenziale è stato infatti anche un altro elemento. Ovvero il boom di acquisti del Bund tedesco, i cui prezzi sono saliti sulla scia della crescente avversione al rischio da parte degli investitori. Parallelamente i rendimenti del decennale tedesco hanno perso 16 punti base e sono atterrati ai minimi storici (1,84%). Ecco perchè il differenziale rispetto al BTp italiano si è ulteriormente ampliato.

Motivi di sfiducia sono stati generati del resto anche dalle dichiarazioni di Angela Merkel. Secondo il cancelliere tedesco l'Italia e la Grecia si trovano in una condizione «estremamente fragile». Proprio il rendimento dei titoli di Stato a 2 anni di Atene sono saliti al 49,85%, un valore per la prima volta superiore al prezzo (pari al 49,82% del valore nominale). Ma l'Italia sembra scontare anche le incertezze che gravano sul futuro dell'Eurozona. Il consiglio direttivo della Bce deciderà proprio giovedì se proseguire con un intervento d'emergenza che fra Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia ha totalizzato 129 miliardi in poco più di un anno e che è fortemente osteggiato da un fronte capitanato dalla influente Bundesbank, primo azionista della Bce.
 

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