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È finita la recessione, ora è crescita zero

Dopo due anni si arresta la caduta del Pil. E’ di fatto la fine della più lunga recessione del dopoguerra, anche se il dato congiuntale, in situazioni normali, non sarebbe esaltante. Nel terzo trimestre di quest’anno infatti il prodotto interno lordo ha segnato quota “0” e, rispetto ad un anno fa, la caduta cumulata resta dell’1,8 per cento. Tuttavia i dati forniti dall’Istat sono migliori delle stime della vigilia che davano ancora il segno meno anche se limitato allo 0,1 per cento. A rafforzare il timido ottimismo c’è la previsione per il quarto trimestre di quest’anno, quello corrente, che secondo il ministro del Lavoro, ed ex presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, «potrebbe» riportare il segno più, cioè la crescita.
A rafforzare un quadro cautamente positivo ci sono anche i dati della produzione industriale diffusi dal Centro studi della Confindustria che rilevano a novembre il secondo mese consecutivo di espansione con uno 0,4 per cento e parlano di un «progresso dell’attività». Di conseguenza il commento del ministro dell’Economia Saccomanni, affidato ad un twitter, è fiducioso: «Istat certifica lo stop della recessione. In ripresa import, export e produzione industriale.Ancora molta strada da fare ma la direzione è giusta». Fanno parte dei segni di ripresa anche il dato diffuso dal Tesoro sulle partite Iva: ad ottobre ne sono state aperte 45 mila, di cui la metà sono giovani.
L’Italia fa anche meglio della Francia che nel terzo trimestre ha segnato una contrazione del Pil dello 0,1%, peggio della Germania (+0,3), ma in una situazione della zona euro assai preoccupante dove la crescita si è limitata allo 0,1 rispetto al trimestre precedente.
Del resto la strada da fare per recuperare il terreno perduto è in salita (dall’aprile del 2008, secondo Confindustria, l’attività si è contratta del 24,2%). Lo testimoniano i dati diffusi ieri dall’Ocse che danno una disoccupazione inchiodata in ottobre in Italia al 12,5% e drammaticamente in calo per quanto riguarda le fasce giovanili: è salita al 41,2% contro una media dell’area del 16,1%.
Dal mercato del lavoro giungono ulteriori notizie poco confortanti. Le ore di cassa integrazione autorizzate a novembre sono in significativo aumento, con 110 milioni di ore (+22 per cento rispetto ad ottobre), portando il totale delle ore autorizzate da inizio anno, rilevate dal-l’Inps, a 990 milioni di ore, sugli stessi livelli dello scorso anno. Segnale ancora più grave quello delle domande di disoccupazione, mobilità Aspi e mini Aspi, che nel complesso sono aumentate del 31,2% rispetto al corrispondente periodo del 2012.
Intanto prosegue il cammino della legge di Stabilità alla Camera. Dopo il vaglio dell’ammissibilità che aveva ridotto gli emendamenti a quota 1.222 ieri maggioranza e opposizione si sono accordate per discuterne solo 406, di cui 150 di maggioranza e 150 di opposizione. Il governo starebbe studiando la possibilità di destinare le entrate dell’accordo con la Svizzera per finanziare in via provvisoria i tagli al cuneo fiscale, in attesa che entrino i risparmi della spending review. Forza Italia insiste sulla vendita delle spiagge: la proposta di Ignazio Abrignani (autore anche dell’emendamento sulla Stazione sperimentale dei combustibili-Gse, anch’esso segnalato) prevede la vendita entro sei mesi delle aree demaniali mentre una proposta degli alfaniani si discosta di poco e prevede una concessione di 50 anni, introduce una sanatoria sui contenziosi che prevede ilpagamento del 25%.
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