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E-Fattura in rodaggio

Il sistema della fatturazione elettronica, dopo le prime inevitabili difficoltà, sta funzionando a pieno regime, registrando anche i primi successi sotto il profilo dell’evasione fiscale, sebbene resti ancora in fase di rodaggio per un periodo di prova che non si concluderà prima di fine anno. Per questo motivo il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili continua a invocare la moratoria delle sanzioni, attualmente fissate al 30 settembre per i contribuenti mensili e al 30 giugno per quelli trimestrali, chiedendo lo slittamento della loro applicazione al 2020.«I problemi non sono affatto superati e gravano sulle spalle di commercialisti e imprese», afferma Gilberto Gelosa, delegato alla Fiscalità del Consiglio nazionale dei professionisti. «Lo strumento è ancora in fase di rodaggio e lo sarà sicuramente per tutto il 2019. Dopo un mese di gennaio a dir poco drammatico, quando ogni fattura rappresentava un caso, un febbraio tragico e un marzo difficile», osserva, «anche ad aprile sono rimasti sul tappeto una serie di problemi, per esempio il bollo sulle fatture solo di recente risolto e altri che a maggio probabilmente diminuiranno, grazie alle risoluzioni dell’Agenzia delle entrate e al fatto che i commercialisti hanno sopperito alle lacune del nuovo processo, fungendo spesso da help desk e interloquendo costantemente con le stesse Entrate. La nostra richiesta di moratoria al legislatore non è una pretesa, ma solo buon senso».

Vediamo qualche numero. In Italia ci sono circa un centinaio di software house che si interfacciano con il Sistema di interscambio (Sdi) gestito dall’Agenzia delle Entrate per la trasmissione e la ricezione delle e-fatture, 85-90 mila commercialisti e 2,7 milioni circa di operatori Iva interessati, pari al 56% delle partite Iva totali. Questo perché sono circa 2,2 milioni i contribuenti esentati: medici, farmacie e operatori sanitari, come stabilito dal Garante della privacy, imprese e lavoratori autonomi che rientrano nel regime di vantaggio e in quello forfettario, piccoli produttori agricoli, società sportive dilettantistiche e soggetti non residenti in Italia che effettuano o ricevono operazioni. Le e-fatture emesse finora dovrebbero ammontare a oltre mezzo miliardo (350 milioni a metà marzo).

L’utilità di questo strumento è innegabile. La scelta di introdurre l’obbligo di fatturazione elettronica tra privati è stato dettato dalla necessità di combattere l’evasione fiscale. L’Italia è il primo Paese europeo ad avere dato il via all’obbligo, perché ha il maggiore gap Iva: 36 miliardi di euro. La e-fatturazione permette infatti controlli in tempo reale sulla congruità tra l’Iva dichiarata e quella versata, dando la possibilità alle autorità di bloccare in tempi brevi le operazioni sospette. Fino a un mese e mezzo fa la fattura elettronica ha consentito di smascherare falsi crediti Iva per 688 milioni di euro, valore che ad oggi dovrebbe aver superato ampiamente il miliardo. Il sistema non contempla però il cosiddetto «nero». Anzi, il timore è che le complicazioni derivanti dalle e-fatture possano addirittura favorire il sommerso, perché ciò che resta al di fuori non è soggetto agli alert del fisco.

Nel frattempo chi ne è invece «dentro», dovrà decidere entro il 2 luglio se aderire gratuitamente al sistema di conservazione delle e-fatture presso lo Sdi. La scelta non è secondaria, perché la cancellazione delle informazioni limiterà i controlli incrociati da parte dell’Agenzia delle entrate.

Sergio Governale

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