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È deflazione, prezzi mai così giù da 56 anni

Dal settembre 1959 i prezzi al consumo non erano mai scesi così tanto e l’Italia torna in deflazione: dopo la variazione nulla di dicembre, l’Istat rivela che a gennaio l’indice diminuisce dello 0,6% rispetto allo stesso mese del 2014, toccando il livello più basso da 56 anni (-1,1%). Su base mensile il calo è dello 0,4%. 
Nelle stime preliminari emerge tuttavia una inversione di tendenza per il «carrello della spesa», che contiene gli oggetti acquistati con maggiore frequenza: a gennaio i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,1% su base annua, dalla flessione dello 0,2% di dicembre. Su base mensile i prezzi crescono dello 0,6%.
A pesare sulla deflazione registrata a gennaio 2015 (come già ad agosto e settembre 2014), è soprattutto la componente energetica: la flessione su base annua dell’indice (-0,6%), spiega l’Istat, è dovuta in larga misura all’accentuarsi della caduta tendenziale dei prezzi dei beni energetici e in particolare non regolamentati (-14,1%, da -8% di dicembre). In particolare i carburanti segnano una flessione del 15,2% annuo (da -8,6% di dicembre), arrivando in questo modo al livello più basso dal luglio 2009 (-19,2%).
La flessione su base annua dell’indice generale dei prezzi al consumo è dovuta anche al rallentamento della crescita annua dei prezzi dei servizi, con particolare riferimento a quelli relativi ai trasporti (+0,2% dopo che il dato di dicembre aveva fatto registrare un +2%). A contenere in parte il calo è l’aumento dei prezzi dei vegetali freschi (+7,1%), anch’essi influenzati da fattori stagionali. Rispetto a gennaio 2014, i prezzi dei beni diminuiscono dell’1,5% (-0,8% a dicembre) e il tasso di crescita dei prezzi dei servizi si dimezza (+0,5% da +1% del mese precedente). Di conseguenza rispetto a dicembre 2014 il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si amplia di due decimi di punto percentuale.
Per misurare l’inflazione l’Istat decide di cambiare il paniere: tra i 1.441 prodotti (erano 1.447 nel 2014) i nuovi consumi delle famiglie si arricchiscono di «pasta e biscotti senza glutine, birra analcolica, bevande al distributore automatico, caffè al ginseng al bar, car e bike sharing , e assistenza fiscale per il calcolo delle imposte sulla casa». Escono dagli acquisti più frequenti «registratore dvd, navigatore satellitare, impianto hi-fi e corso di informatica», oggetti e abitudini che ormai fanno parte del passato, spazzati via soprattutto da smartphone e table t.
Analizzando i dati dell’Istat, Adusbef e Federconsumatori vedono «una stagnazione dell’economia» e la Confcommercio ipotizza «una uscita dalla deflazione più difficile del previsto». Previsioni negative anche per Nomisma: «I prezzi sono in deflazione e lo saranno ancora nei prossimi mesi per l’impatto del petrolio: per questo è essenziale che il “quantitative easing” (acquisto di titoli di Stato ndr ) della Bce abbia successo».

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