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E-commerce in tilt sul 20%

E-commerce in tilt sulla ritenuta del 20% sui bonifici esteri e conti virtuali (come ad esempio Paypal) da segnalare sul quadro Rw. Sono queste le conseguenze a cui può portare l’applicazione di due diverse disposizioni ma tra loro collegate, quella della ritenuta del 20% sui bonifici esteri e il monitoraggio fiscale.

Con queste ultime disposizioni è stata prevista l’abolizione della soglia dei 10 mila euro per la compilazione del quadro Rw e la conseguenza potrebbe essere quella di obbligare alla dichiarazione anche chi detiene pochi euro su conti di pagamento per gli acquisti o le scommesse via web. E anche sulla nuova ritenuta all’ingresso del 20% regna il caos tra chi è abituato ad acquistare e vendere oggetti su internet (ma non solo). I casi in cui i contribuenti devono presentare alla banca l’autodichiarazione per non vedersi applicato il prelievo sembrano superare di gran lunga le ipotesi in cui la trattenuta è dovuta. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, gli istituti bancari si stanno comportando in queste ore a macchia di leopardo, rendendo ulteriormente più confusa la situazione. Il rischio è quello di vedere falcidiate somme in entrata sulle quali invece la ritenuta non dovrebbe incidere. In questo contesto, la Commissione europea si prepara a esaminare la nuova normativa italiana (si veda ItaliaOggi di ieri).

Monitoraggio. Nel tentativo di semplificare il quadro Rw di Unico (con l’abolizione delle sezioni I e III), la legge n. 97/2013 ha eliminato il limite di importo al di sopra del quale vige l’obbligo dichiarativo. Rispetto al passato, quindi, investimenti e attività detenute all’estero devono essere sempre dichiarate, anche se al termine del periodo d’imposta siano di importo inferiore alla vecchia soglia dei 10 mila euro. Dal punto di vista oggettivo, come chiarito dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 38/E del 2013, rientrano nell’obbligo di monitoraggio sia i depositi, sia i conti correnti bancari sia gli «altri rapporti finanziari» stipulati al di fuori del territorio dello Stato. La maggior parte delle transazioni online presuppone l’apertura di appositi account, che in alcuni casi nulla hanno a che spartire con i conti correnti veri e propri, ma in altri gli somigliano molto. L’esempio più famoso è quello di PayPal (società californiana, controllata da eBay, che offre servizi di pagamento online e di trasferimento di denaro tramite internet), ma ve ne sono anche altri. Qualora il rapporto finanziario sia instaurato dall’utente con un soggetto estero (per esempio il Lussemburgo), in dichiarazione dei redditi scatterebbe l’obbligo di indicare la consistenza del conto nel quadro Rw, a prescindere dall’importo.

Ritenuta. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal rischio, per i contribuenti, che i prelievi da simili conti (istituiti oltre confine) vadano incontro alla ritenuta all’ingresso del 20%. Quest’ultima, come previsto dal nuovo articolo 4 del dl n. 167/1990, si applica qualora i flussi in ingresso siano frutto di investimenti e/o da attività finanziarie estere, che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente. Sta a lui informare la banca che il pagamento non è riconducibile a redditi di capitale o a redditi diversi ex articolo 67 del Tuir. Il disagio per la maggior parte delle persone fisiche è però evidente. Se per esempio un soggetto vende una collezione di fumetti su un sito di aste online a un soggetto francese per 100 euro, dovrà autocertificare all’intermediario che il pagamento in arrivo dalla Francia non è un reddito finanziario (se non lo fa, la banca trattiene il 20% e sul conto corrente del venditore vengono accreditati 80 euro). Stessa situazione per le rimesse inviate ai propri familiari da chi lavora all’estero.

Scommesse online. Un capitolo a sé è quello del mondo del gioco legale online. Sebbene i siti che operano in Italia e in possesso di la licenza abbiano un dominio .it, potrebbe essere che il conto su cui poggiano i trasferimenti di denaro faccia capo magari a banche estere, anche solo all’interno dell’Ue. In questo caso, fanno sapere a ItaliaOggi alcuni importanti operatori del settore, occorre distinguere se la società sconta a monte l’imposta sostitutiva o meno. Nel primo caso, infatti, l’importo non dovrà essere caricato della trattenuta del 20%. Ci sono però molti casi in cui l’imposta sostitutiva non viene assolta: pertanto il giocatore potrebbe ricevere sul suo conto l’importo decurtato del 20%. L’alternativa in ogni caso è presentare alla propria banca un’autocertificazione dove si indichi la natura dell’importo come provento da vincita. Ma visto che il tutto è legato all’aleatorietà, il consiglio, un po’ paradossale, è quello di fornire anticipatamente alla banca l’autocertificazione confidando nella buona sorte per le vincite future.

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