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E-commerce in aumento del 15%

Il 2015 sarà l’anno del pareggio tra le vendite online di prodotti fisici e servizi. Nel corso dei prossimi mesi gli acquisti sul web di merci da parte dei consumatori italiani raggiungeranno la metà del valore dell’e-commerce nazionale B2c. Si tratta di un momento a lungo atteso dai profeti dell’economia 2.0 per consacrare il modello di business.
«Ci stiamo avvicinando ai mercati evoluti ed è frutto dell’attività delle dot.com» commenta Alessandro Perego del Politecnico di Milano, che domani – in occasione del decimo “Ecommerce Netcomm forum” – presenterà il consuntivo 2014 e le previsioni per il 2015 che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare.
Il trend delle vendite dei siti italiani continua a crescere a due cifre e nel 2014 ha raggiunto i 13 miliardi, mentre a fine anno si dovrebbe arrivare a 15 miliardi (+15%).
Analizzando in dettaglio l’andamento degli acquisti negli ultimi anni, dal 2007 fino alle previsioni 2015, a emergere come protagonista di un vero e proprio exploit è il settore dell’abbigliamento, che riesce a moltiplicare di ben cinque volte, fino al 15% di quota di mercato, pari a 2,2 miliardi di vendite. «Gli acquisti di prodotti tecnologici sono in netta crescita, così come aumenta la propensione a comprare l’abbigliamento e i prodotti per la casa – conferma Edoardo Giorgetti, managing director ecommerce di Banzai -. Crescono molto i grandi elettrodomestici grazie ai servizi ad hoc offerti».
Si registra una flessione dell’universo turismo (pacchetti di viaggi, biglietti e prenotazioni online) il cui contributo nel 2015 calerà al 37% dal 53% del 2007. Resistono meglio le assicurazioni, che nel periodo mantengono la quota dell’8 per cento. Situazione leggermente migliore per il comparto dell’editoria (3% rispetto al 2% del 2007) e quello dell’elettronica e informatica (al 13% dal 10% dell’anno pre-crisi). Eccetto il balzo dell’abbigliamento, il mix degli acquisti resta sostanzialmente stabile.
«Tutti i settori stanno crescendo bene grazie al contributo dei pure player, che rappresentano il 54% delle vendite – aggiunge Perego -, mentre le catene tradizionali stanno sperimentando nuovi modelli». Uno di questi è il “Click and collect”, dove online e punto vendita sono complementari. C’è anche il modello “Offline to online” o “dallo show allo shopping” che si potrebbe prestare per un uso massiccio durante l’Expo. L’ospite-cliente vede il prodotto nei padiglioni e acquisisce il Qrcode, o un codice similare, che permette di ordinare il prodotto che verrà recapitato a casa. Un aiuto in più per cercare di riequilibrare la bilancia dei pagamenti dell’e-commerce che ha sempre un saldo negativo. Nel 2014, per esempio, gli italiani hanno acquistato su siti esteri prodotti e servizi per 4 miliardi, mentre l’export si è fermato a 2,5 miliardi.
L’Osservatorio del Politecnico evidenzia l’ingresso nel mondo dell’e-com di nuove realtà: sono le imprese produttrici, che a fine anno avranno l’8% delle vendite rispetto al 3% del 2007. Le attività commerciali mantengono uno share del 9%, mentre registrano un calo (dal 42% al 27%) quelle delle aziende di servizi. In questo scenario le dot.com guadagnano spazio, al 56%, con una crescita di dieci punti. Un incremento che si può spiegare con il crescente peso dei marketplace, dove si vendono i prodotti di partner terzi. «Abbiamo già selezionato e attivato circa 150 venditori che ci aiutano a completare l’offerta», sottolinea Giorgetti.
Amazon è in accelerazione in questo segmento. «Il 43% delle vendite di Amazon proviene da venditori terzi e sono già decine di migliaia le piccole e medie imprese e i venditori italiani che hanno iniziato a proporsi sul nostro marketplace», afferma Sara Caleffi, senior manager marketplace per Amazon Italy. Un modello che aiuta a raggiungere nuovi mercati. «Un dealer italiano su due che usa il marketplace vende almeno su un sito straniero di Amazon».

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