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E-codex parla in italiano

Si tratta del primo progetto europeo pilota di larga scala nel settore della giustizia elettronica del programma di supporto alle politiche dedicate all’Information and Communication Technology (ICT-PSP). L’aim di E-codex è quello di migliorare l’accesso transfrontaliero alla giustizia in Europa per cittadini ed imprese, incrementando il grado di interoperabilità tra le autorità giudiziarie all’interno della Ue.

Il progetto, cofinanziato al 50% dalla Commissione europea e per l’altra metà dai paesi aderenti secondo il rispettivo peso, è iniziato a dicembre 2010 e si concluderà a dicembre del 2013. Coordinato dal Ministero della Giustizia dei Lander di Nordrhein-Westfalen in Germania, vede la partecipazione di 19 partner: i ministeri della giustizia a livello nazionale di 15 Paesi Ue più la Turchia oltre al Consiglio degli Ordini Forensi Europei (CCBE), il Consiglio dei Notariati dell’Unione Europea (CNUE) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano attraverso due dei suoi istituti – l’Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari IRSIG-CNR e l’Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica ITTIG-CNR. A raccontarne a ItaliaOggi gli sviluppi presenti e futuri, c’è Marco Velicogna, ricercatore IRSIG dal 2003 e coordinatore del progetto.

Domanda. In che termini l’Italia contribuisce a questo progetto di miglioramento dello scambio di informazioni nei procedimenti transnazionali?

Risposta. Come IRSIG, il nostro compito è quello di sviluppare i software del Ministero per lo sviluppo delle interfacce per consentire comunicazioni in ambito giudiziario tra i paesi europei. Noi coordiniamo il gruppo Architettura che si occupa di identità elettronica e digitale, semantica – per non perdere il significato dei documenti che arrivano – e trasporto che altro non è che l’infrastruttura tecnologica su cui viaggiano i dati. L’ infrastruttura informatica italiana, quella del pct per intenderci, infatti, non è messa poi così male visto che è stata pensata e costruita proprio per essere espansa cosa che per esempio non ha fatto l’Inghilterra che ha invece costruito una tecnologia più specifica per rispondere a un bisogno, nel caso specifico fermandosi ai decreti ingiuntivi.

D. Quali le attività messe in atto dal progetto e in che tempi?

R. La sperimentazione inizierà nel dicembre 2012 e durerà per tutto l’anno a seguire, al momento ci stiamo preparando a questo. Sono stati identificati cinque procedimenti per altrettanti casi d’uso su cui i paesi partner, secondo le specifiche competenze, stanno lavorando: le ingiunzioni di pagamento, gli small claims, i procedimenti di modesta entità, il mandato d’arresto europeo, lo scambio di informazioni su dati sensibili e il mutuo riconoscimento delle sanzioni pecuniarie.

D. L’Italia che ruolo gioca?

R. In materia di ingiunzioni di pagamento, ci stiamo attivando con Austria ed Estonia per iniziare una fase di piloting in cuii cittadini e avvocati possono mandare e ricevere richieste di pagamento. Altri paesi si aggiungeranno poi nel tempo quando si dovrebbe poter accedere a questo servizio anche attraverso il portale europeo: un’interfaccia europea che in futuro potrà consentire l’utilizzo di e-codex. Al momento il portale offre una serie di informazioni a partire da moduli standard per gli small claims ad esempio che vengono immediatamente tradotti nella lingua del paese ricevente. Viceversa per gli small claims, monitoriamo quello che sta avvenendo perché da noi il pct non interessa il giudice di pace. Nel mandato d’arresto europeo, le nostre energie sono concentrate nel testare le tecnologie entro fine anno. Qui come anche nello scambio sicuro di dati sensibili, l’Italia non partecipa alla sperimentazione pur supportando sempre l’attività di pianificazione e sviluppo».

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