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È caduto anche il mito tedesco

Cade anche la Germania, nel domino della crisi dell’auto. Ai tedeschi non basta il lancio di nuovi modeli né il boom delle vetture a gasolio: 250.082 consegne e un calo del 10,9 per cento. Ma è ormai l’intera area euro ad essere in flessione e se nei mercati dell’Unione europea e dell’Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) a settembre si è registrata una contrazione complessiva dell’11%, con 1.132.034 consegne, l’andamento è opposto tra i Paesi che adottano la moneta unica e gli altri.
«Nella zona euro – precisa Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor GlEvents – a settembre il calo è stato del 18,5% mentre negli altri Paesi europei le consegne sono cresciute del 2,4%». La crisi dell’auto non è dunque generale. E nei primi 8 mesi del 2012 – ricorda ancora Quagliano – le vendite nel mondo sono aumentate del 7,9 per cento. Quanto all’Europa, l’unico mercato in crescita tra i primi 5 è quello della Gran Bretagna che sfrutta al meglio il periodo del cambio targa e incassa un incremento dell’8,2 per cento. Ma all’Unrae rilevano come, a differenza di quanto avviene in Italia (dove le consegne di settembre sono diminuite del 25,7%), siano le famiglie a trainare gli acquisti, con un progresso del 14,2% (+11,4% dall’inizio dell’anno). Con 359.612 consegne, la Gran Bretagna si colloca al primo posto tra i mercati europei, precedendo la Germania, che resta prima nel dato complessivo dei 9 mesi. Anche i tedeschi, dunque, pagano l’incertezza imposta a tutta l’area euro.
Ancor più consistente la flessione francese (-17,9%) nonostante gli interventi del governo che – sottolinea l’Anfia – ha ridotto le tasse sui carburanti in attesa di un piano pluriennale per il rilancio del settore. E pure in Francia sono le famiglie ad essere più penalizzate, con acquisti precipitati del 24,9%. Ma se Parigi soffre, Madrid va decisamente peggio. Le misure del governo, con l’innalzamento dell’Iva, hanno portato le consegne al livello dell’85, con una flessione del 36,8%. Tra gli altri Paesi dell’area euro, solo la Slovacchia (+46,6%) e l’Estonia (+1,8%) sono in crescita mentre gli altri accusano perdite più o meno consistenti, con la Grecia a -48,5%, il Portogallo a -30,9% ma anche l’Olanda in calo del 27,7% dopo una crescita gonfiata per precedere l’aumento delle tasse.
Se il clima complessivo è cupo, per Fiat è decisamente peggiore. Il Lingotto lascia sul campo il 18,5% e non potrebbe essere diversamente considerando che metà delle consegne son fatte nel depresso mercato italiano. Il gruppo ha immatricolato a settembre 66.961 vetture e la quota è scesa dal 6,5 al 5,9%. Dall’inizio dell’anno le consegne son calate del 16,8%, con la quota in diminuzione dal 7,2 al 6,4%. Lo scorso mese è stato soprattutto il marchio Alfa ad essere penalizzato, con un calo del 35,6 per cento.
Tra gli altri costruttori la leadership è sempre della Volkswagen che flette dell’8,4% e vede la quota crescere dal 23,2 al 23,8%. Con il marchio Audi in progresso. Anche Psa contiene il calo all’8,6% mentre Renault perde il 29,1%, Gm il 16,2 e Ford il 14,9%. Settembre premia invece Bmw che cresce del 4,1% sorpassando Fiat con una quota del 7,4%. Si avvicina anche Daimler, al 5,4% di quota dopo un calo contenuto al 6,6%. In progresso Toyota (+0,9%), così come Hyundai (+3,3%), Kia (+4,9%), Honda (+3%) e Jaguar Land Rover (+13,2%).

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