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E arriva il primo giudizio di Moody’s sul governo Renzi

Per il governo Renzi e la sua politica economica arrivano i primi voti da parte delle agenzie di rating. Sono attesi oggi i giudizi di Moody’s e della canadese Dbrs sul merito di credito della Repubblica, previsti inizialmente a giugno, ma poi slittati in attesa delle prime mosse del governo sull’economia. Tra pochi giorni dovrebbe arrivare anche il giudizio di Standard and Poor’s, forse la più severa con l’Italia tra le agenzie di rating.
Gli analisti di Moody’s hanno chiuso il rapporto qualche giorno fa e non è chiaro se abbiano tenuto conto dell’aggiornamento del Def, con le nuove variabili macroeconomiche tendenziali e programmatiche, che includono l’impatto delle misure che saranno varate la prossima settimana con la legge di Stabilità. L’ultima decisione di Moody’s sull’Italia è stata la conferma del rating, cioè del voto, pari a BAA2, piuttosto scadente (la Germania ad esempio ha una tripla A), con un miglioramento delle prospettive, da negative a stabili, e risale esattamente ai giorni del passaggio di consegne a Palazzo Chigi tra Enrico Letta e Matteo Renzi.
Allora Moody’s affermò che il semplice cambio di governo non avrebbe modificato le sorti della politica economica italiana, ma in realtà il cambio di passo è stato molto deciso, anche se fin qui povero di risultati concreti. I fondamentali dell’economia da allora a oggi sono tuttavia peggiorati e il governo ha deciso di cambiare il tono della politica economica, che da restrittiva come è stata finora, diventerà espansiva con il prossimo bilancio.
La legge di Stabilità sarà varata dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre, e secondo il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, avrà un valore complessivo di 20 miliardi, 10 verranno dall’aumento del deficit tendenziale, altri 10, sempre secondo Baretta, dalla spending review, con una correzione minima del deficit pubblico (circa 1,5 miliardi). Il resto sarà destinato al finanziamento delle misure di rilancio dell’economia, dalla conferma del bonus di 80 euro, agli sgravi Irap, ai fondi per la ricerca, la scuola, i Comuni. Si lavora anche sullo spostamento del Tfr in busta paga, ma le modalità concrete, che il governo ha chiesto anche alle banche di studiare, ancora non ci sono.

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