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È a rischio la fusione nelle torri Dmt-Mediaset

di Simone Filippetti

Il super polo delle torri tv rischia di naufragare ancor prima di nascere. Le trattative tra Mediaset e Dmt per la fusione tra la società fondata da Alessandro Falciai e il ramo di tower operator del gruppo della famiglia Berlusconi, sono appese a un filo. Entrambi gli aspiranti sposi sono sul punto di fuggire dall'altare.

Secondo quanto riferito da fonti vicine alla trattative, Mediaset ha seri dubbi: lunedì avrebbe presentato i risultati della due diligence su Dmt e sarebbero emerse alcune operazioni societarie su cui è necessario fare chiarezza. Ma nemmeno sull'altro versante le acque sono tranquille, anzi: gli azionisti di minoranza, capeggiati dal battagliero fondo Permian (titolare di un 10%), sono scesi sul piede di guerra. Il piano Mediaset per la fusione con Dmt, accusano, distrugge valore perché Mediaset dà un contributo minimo in termini di cassa e allo stesso azzera tutto il cash flow che Dmt genera. Il tutto mentre Mediaset diventerebbe l'azionista di maggioranza con il 60% senza lanciare un'Opa (condizione sospensiova per il gruppo di Cologno è l'esenzione dall'offerta obbligatoria).

La settimana scorsa, poi, è sorto un piccolo giallo che non ha facilitato le trattative (l'esclusiva tra le parti è stata prolungata di un mese fino a fine luglio): una presunta fuga di notizie, ossia un report di Deutsche Bank, ha reso noto il piano industriale di EI, la newco che Mediaset ha creato e dove ha conferito gli asset di Elettronica Industriale. Numeri, a dire di Permian, che fino ad allora non erano stati rivelati nemmeno agli stessi azionisti di minoranza: quest'anno, stima il report, EI dovrebbe realizzare 155 milioni di ricavi e 3,5 di utili. Si tratterebbe però dei numeri della sola parte Mediaset e non quindi il piano della nuova entità. Quanto basta tuttavia, per gli hedge fund, per far montare la polemica e minacciare di far saltare tutto. Così si aumenta il potere negoziale. In più la nuova normativa Consob, che richiede il consenso delle minoranze sull'Opa, è un jolly in mano a Permian. Ma, assicura Cara Goldengberg, la giovane fondatrice del fondo, a loro non interessa fare cassa: «Vogliamo rimanere azionisti di Dmt, non ci interessa l'Opa né la liquidità, solo creare valore per tutti, ma così non è».

Dmt è nata circa dieci anni fa proprio da una costola di Mediaset e da un ex manager del gruppo tv, Alessandro Falciai. Oggi la stessa Mediaset si riporterebbe in casa (il condizionale è più che mai d'obbligo) quello che già era suo: vista così potrebbe quasi sembrare una mera operazione di ingegneria finanziaria, dove asset vengono spostati e fusi. Ma negli ultimi dieci anni l'industria della tv è rivoluzionata, con l'arrivo del digitale terrestre e le pay-tv, e un eventuale polo delle torri Dmt-Mediaset ne sarebbe tassello strategico e cruciale. Chi controlla le infrastrutture, infatti, controllerà anche il mercato. Il prossimo anno Sky, ossia il magnate Rupert Murdoch, sarà libero di poter trasmettere in chiaro sul digitale terrestre, come una qualsiasi altra emittente. Potrà dunque fare concorrenza diretta a Mediaset, ma per farlo ha bisogno della materia prima: ossia la banda e la capacità trasmissiva. L'arcinemico di Mediaset sarà costretto ad affittare torri per trasmettere il suo segnale e potrebbe aver bisogno proprio della rete di Dmt-Mediaset.

Un'opportunità unica: per questo lo scopo dei «ribelli» non è monetizzare, né costringere Mediaset a lanciare un'offerta. «Un'agregazione tra Mediaset e Dmt può creare un enorme valore, e l'azione potrebbe facilmente valere più di 60 euro per azione, ma non alle condizioni che Mediaset pone: così Dmt viene depredata». Il motivo starebbe negli investimenti di EI: 36 milioni, in base al documento circolato. Troppo alti, a dire degli hedge, per la sola parte relativa a Mediaset: «Con quei budget si digitalizzano interi Paesi e la somma andrebbe ad abbattere la cassa che Dmt genera» sbottano in Permian.

A Cologno Monzese non fanno mistero di essere infastiditi dall'atteggiamento di Permian: «C'è una trattativa in corso e le parti hanno assunto un impegno di riservatezza» ha commentato Mediaset interpellata in proposito. «Noi questo impegno lo onoriamo fino in fondo e non diremo una sola parola sul negoziato. Se qualcuno viola l'impegno, ne affronterà le conseguenze». Sempre che, a questo punto, l'operazione vada avanti.

 

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