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Durt, il senato corre ai ripari

Revisione del Durt. Dilazione del debito tributario in 10 anni anche per i soggetti che aderiscono agli istituti deflattivi del contenzioso. Reinserimento del tetto ai compensi dei manager che gestiscono aziende che forniscono servizi pubblici. Abolizione della norma che blocca i rimborsi Iva per i tour operator extra Ue.

Queste le principali modifiche che la Commissione finanze del senato, intende apportare al cosiddetto decreto del fare, il dl 69/2013, approvato la scorsa settimana dalla camera e trasmesso a Palazzo Madama.

Il problema Durt (Documento unico di regolarità tributaria). Il senato deve correre ai ripari. Questo il grido di allarme che Palazzo Madama è stato, chiamato a raccogliere nel più breve tempo possibile. E così è stato. A tale richiesta, infatti, non ha tardato ad arrivare la risposta da parte del presidente della Commissione finanze del senato, Mauro Maria Marino: «ridimensionare il Durt è il nostro obiettivo principale. Non è, infatti, possibile che una norma nata con il preciso scopo di agevolare le imprese che già versano in situazione di difficoltà sia diventata una sorta di tranello del diavolo, utile solo a complicare gli adempimenti burocratici». Una precisa dichiarazione di intenti, quindi, che lascia capire la volontà di voler porre rimedio il prima possibile a una situazione che, altrimenti, sarebbe insostenibile per le imprese della filiera degli appalti. Il mancato possesso del Durt da parte del subappaltatore impedisce, infatti, all’appaltatore di effettuare i pagamenti dovuti. Requisito di base per ottenere il Durt da parte dell’Agenzia delle entrate è l’essere in regola con i pagamenti fiscali.

Rateizzazione del debito. Possibilità in vista anche per i contribuenti che decideranno di usufruire di un istituto deflattivo del contenzioso. A oggi, l’art. 52 del decreto del fare, prevede che i contribuenti che versano in difficoltà economiche, possano chiedere la dilazione del pagamento dei propri debiti tributari fino a 120 rate mensili, ovvero fino a 10 anni. La stessa possibilità però non è prevista per chi decide di usufruire dell’accertamento con adesione. Obiettivo della Commissione finanze del senato, quindi, quello di estendere la possibilità di usufruire delle 120 rate mensili anche a quei contribuenti che abbiano optato per l’istituto deflattivo del contenzioso. «Siamo estremamente soddisfatti del lavoro che la camera ha fatto su questa norma», ha dichiarato a ItaliaOggi il presidente Marino, «ma riteniamo che il lavoro potrà dirsi completo solo con questo ampliamento».

Gli stipendi dei manager. Se durante i lavori alla camera era saltata, o meglio, era stata sbagliata la trascrizione della norma relativa al tetto sugli stipendi d’oro dei manager pubblici, è intenzione del senato farla tornare alle origini. Durante il passaggio del testo dalle Commissioni all’aula di Montecitorio, all’interno della disposizione contenente la norma sul tetto agli stipendi dei manager era, infatti, stato inserito un «non» di troppo che vanifica l’intento della disposizione. «Riteniamo importante», ha sottolineato Marino, «che tutti i manager, anche quelli delle società non quotate che erogano servizi pubblici, debbano avere un tetto ai loro compensi, così come avviene per gli altri amministratori delle società non quotate che possono arrivare al massimo a 300 mila euro».

Iva. Tra gli obiettivi del senato, infine, anche quello di abolire la norma che impedisce ai tour operator extra Ue di poter usufruire dei rimborsi Iva in caso di acquisto in Italia di beni e servizi per i lori clienti. «La disposizione, così come strutturata, è controproducente perché limita il settore turistico che per il nostro paese è vitale, ragion per cui» ha concluso il presidente della Commissione finanze del senato, «è necessario che la questione sia regolata livello comunitario per evitare discriminazioni tra i vari paesi europei».

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