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Durc interno, serve lo stand-by

La presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, ha scritto un’ulteriore missiva al presidente Inps Tito Boeri. Oggetto della lettera l’operatività della risoluzione delle centinaia di migliaia di avvisi di irregolarità, per lo più non fondati, inviati dall’Istituto nelle scorse settimane.

Illustre presidente, faccio seguito alla Sua comunicazione del 05.06.2015, a cui la Dc Entrate dell’Istituto ha dato prontamente seguito contattandoci e organizzando uno specifico incontro, per sottoporLe una ulteriore criticità che, a nostro avviso, richiede il Suo intervento.

Se da un lato, infatti, la scelta dell’Istituto di dare seguito alla nostra richiesta di proroga di 30 giorni dei termini di scadenza degli avvisi di regolarità contributiva inviati per Pec, consente ai colleghi e alle aziende assistite di gestire con maggiore serenità le pratiche aperte, dall’altro non risolve la questione relativa ai tempi entro i quali le sedi Inps chiuderanno definitivamente le evidenze. Al proposito, infatti, non abbiamo ottenuto alcuna informazione e rassicurazione circa la tempistica che la sede territoriale competente deve osservare, rispetto al contatto avviato dall’azienda. E questo sia nel caso si tratti di una semplice reiterazione di pratiche già definite, almeno per l’azienda e i loro consulenti, che di richieste di chiarimenti per definire con esattezza il quantum da pagare per la regolarizzazione. Alle aziende vengono assegnati termini perentori per adempiere mentre l’Inps, per quanto di sua competenza, non ha assunto alcuno specifico impegno.

In aggiunta a ciò, va fatto rilevare che la responsabilità della conclusione del procedimento è direttamente devoluta alle sedi provinciali. Sedi che da tre anni sono interessate da un processo di reingegnerizzazione e di riorganizzazione, e che solo da qualche settimana avrebbero a disposizione il funzionamento completo delle procedure. Ma che comunque, ribadisco, hanno pur sempre ancora tre anni di arretrati da recuperare. Quanto sopra indicato, ci porta a sottolineare che non è chiaro cosa succederà nell’arco di tempo che va dalla scadenza dei 45 giorni dall’invio della Pec (15+30 di proroga); ne quale sarà il giorno in cui la sede territoriale competente gestirà le nostre comunicazioni, riconfermando la regolarità dell’azienda. Tale situazione, lo comprenderà certamente, è per noi inaccettabile. È invece indispensabile conoscere tempi e modalità certi di definizione delle pratiche e, principalmente, che ci venga garantito che nel lasso di tempo intercorrente tra le due fasi, sia dato seguito alla regolare emissione del Durc. È quindi necessario fissare un termine di risposta motivata da parte delle sedi per ogni contatto. Nelle more della risposta la procedura del Durc interno dovrà essere sospesa. Se così non dovesse avvenisse, potremmo trovarci nell’imbarazzante situazione in cui l’azienda nulla deve all’Istituto perché ha provveduto a dare seguito ad ogni richiesta pervenuta ma che le venga egualmente negata la regolarità per il rilascio del Durc. E ciò a causa di una mancata tempestiva gestione da parte delle sedi Inps della pratica trasmessa dal Consulente o dall’azienda stessa, siamo certi che questo non sia né il Suo intendimento né quello dei dirigenti preposti alla gestione dei servizi interessati. Tuttavia, attendiamo di conoscere quali saranno le specifiche azioni che l’Inps porrà in essere per evitare disagi a cittadini, imprese e professionisti e per comporre definitivamente una ormai annosa questione. Non possiamo, infatti, esimerci dal farLe rilevare come la situazione di grave incertezza in cui si trovano ad operare le aziende e i professionisti si traduca in un rapporto complicato con le articolazioni dell’Istituto e in un clima di generale insoddisfazione che rischia di compromettere e disperdere gli sforzi congiunti volti al dialogo e alla collaborazione reciproca.

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