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Durata del leasing svincolata dal periodo di ammortamento

Leasing senza durata minima ai fini fiscali: è l’effetto dell’articolo 4-bis della legge 44/12, di conversione del Dl 16/12, che detta disposizioni di semplificazione e in materia di accertamento. La legge consente, con decorrenza dai contratti stipulati dal 28 aprile, la deducibilità dei canoni di leasing indipendentemente dalla durata del contratto di locazione.
La deducibilità fiscale non cambia rispetto a quanto fatto finora: per i beni mobili non può essere inferiore a due terzi del periodo di ammortamento, per gli immobili tra undici e diciotto anni e per le autovetture pari al periodo di ammortamento.
Pertanto, nella sostanza, ai fini fiscali nulla cambia rispetto a quanto è stato fatto sino a oggi, con la sola variante del periodo di durata del contratto che è svincolata dalla durata dell’ammortamento.
Tuttavia, nel momento economico che stiamo vivendo c’è da chiedersi che utilità abbia una norma di questo tipo e quali imprese la utilizzeranno. Infatti, le imprese sembrano più intenzionate a chiedere l’allungamento dei contratti di leasing in quanto non riescono a far fronte ai pagamenti. Le associazioni di categoria hanno più volte ottenuto dal l’Associazione bancaria italiana il rinnovo dell’accordo che consente la moratoria dei debiti, ovvero l’allungamento del pagamento degli stessi, leasing compresi.
Il problema del leasing è nato nel 2004 quando il legislatore della riforma del diritto societario non ha previsto l’obbligo di iscrivere i beni detenuti in leasing nel bilancio, scelta non in sintonia con la prassi internazionale. Infatti, nei principali Paesi comunitari, i beni in leasing sono iscritti nell’attivo e nel passivo è iscritto il debito: l’ammortamento avviene in modo analogo ai beni di proprietà. Nel nostro Paese, il problema non è tanto la mancata iscrizione dei beni nell’attivo del bilancio, ma la mancata iscrizione dei debiti relativi ai canoni residui. È vero che queste informazioni si trovano nella nota integrativa (articolo 2427 n. 22 c.c.), che è pur sempre parte del bilancio, ma il lettore deve ricostruire l’indebitamento in via extracontabile.
La mancata iscrizione dei beni in leasing nello stato patrimoniale dell’utilizzatore comporta distorsioni anche sul conto economico. Infatti, sono contabilizzati nell’area gestionale i canoni di locazione che comprendono anche la componente finanziaria, in luogo degli ammortamenti. Tutto questo ha un’influenza non corretta anche nella valorizzazione delle rimanenze di fine esercizio che risentono dei costi “sospesi” non correttamente calcolati nella determinazione del costo di produzione, almeno per due ragioni: presenza della componente finanziaria e durata del leasing, generalmente diversa da quella dell’ammortamento. La possibilità di accorciare la durata dei contratti di leasing, offerta dalla legge 44/12, peggiora ulteriormente la situazione e non contribuisce alla trasparenza dei bilanci.
Pertanto, il legislatore dovrebbe rivedere la scelta operata nel 2004 che non è mai stata felice: a nulla vale l’osservazione che i beni giuridicamente non di proprietà non si iscrivono nell’attivo, perché da sempre i beni per i quali esiste la clausola di riserva della proprietà sono iscritti nei bilanci (per esempio beni acquistati con la legge Sabatini numero 1329/65).

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